Prove di dialogo tra Obama e Maduro

AMERICAS SUMMIT HELD IN PANAMA CITY

PANAMA. – In un vertice dominato dallo storico avvicinamento Usa-Cuba, c’è stato poco spazio per Nicolás Maduro, che al termine del summit delle Americhe ha avuto un colloquio di una decina di minuti con il presidente Barack Obama. Maduro non ha escluso la possibilità che “nei prossimi giorni possano esserci dei colloqui con l’amministrazione statunitense, per esplorare così la strada di rapporti rispettosi, punto per noi – ha precisato – fondamentale”.

Commentando il saluto con Obama avvenuto in un corridoio del centro congressi del summit, Maduro ha raccontato di aver “allungato la mia mano, ho visto la sua e l’ho presa: con affetto, così siamo fatti noi”, ha aggiunto. “Gli ho ricordato che siamo rivoluzionari e appassionati. E che vogliamo costruire la pace”. Il colloquio, ha precisato da parte sua la Casa Bianca, è avvenuto “dietro le quinte”, quando Obama stava lasciando la sede del vertice.

Il presidente ha confermato “il sostegno a favore di un dialogo pacifico fra le parti in Venezuela. Non siamo interessati a minacciare Caracas, ma piuttosto ad appoggiare la democrazia, la stabilità e la prosperità nel Paese e nella regione”, ha precisato la nota della Casa Bianca.

Maduro non ha comunque avuto grande visibilità nel vertice ed è di fatto finito in un angolo della scena, stretto dalla forte accelerazione impressa al riavvicinamento fra Cuba e Stati Uniti e al nuovo ‘feeling’ scoppiato a Panama tra il presidente Usa e Raul Castro.

Nella ‘due giorni’ del summit delle Americhe quasi tutti i leader latinoamericani hanno chiesto a Obama di eliminare le sanzioni imposte da Washington contro sette dirigenti di Caracas accusati di violazioni dei diritti umani. Ma è stato soprattutto chiesto – e con determinazione – di superare la definizione di Venezuela come “pericolo per la sicurezza” degli Usa.

Non si sa d’altra parte se nel breve colloquio panamense Maduro ha consegnato a Obama – come aveva promesso – i dieci milioni di firme raccolte in Venezuela contro le sanzioni Usa.

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