Stuprata dai jihadisti a 9 anni, bimba irachena incinta

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LONDRA. – Una bambina di 9 anni è diventata il simbolo delle immani sofferenze inferte alla comunità yazida in Iraq dai jihadisti dell’Isis. E’ la più giovane fra le prigioniere appartenenti alla minoranza religiosa che dopo otto mesi di violenze e torture sono state liberate dallo Stato islamico. Ma per lei la sofferenza non è finita: dopo essere stata stuprata da almeno dieci uomini ora è incinta e potrebbe non sopravvivere al parto.

La sua storia viene raccontata dal quotidiano inglese Independent, che cita la stampa canadese. La bambina, di cui non è stato rivelato il nome, è stata portata via dall’Iraq grazie all’intervento di una ong curda ed è ora in cura in Germania. Secondo la testimonianza di un operatore umanitario sotto lo pseudonimo di Yousif Daoud, da poco ritornato dalla regione, la piccola sarebbe rimasta “mentalmente e fisicamente traumatizzata” dopo gli abusi patiti e si teme che non possa più superare quei giorni da incubo.

“La ragazza poi è così giovane che può morire se mette alla luce un bambino – ha aggiunto Daoud – anche un taglio cesareo è pericoloso”. Questa settimana lo Stato islamico ha liberato più di 200 prigionieri yazidi, fra cui 40 bambini. Molti anche gli anziani. Tutti portano nel corpo e nella mente il segno delle sevizie subite. Ma la guerra dell’Isis va avanti anche dopo che i prigionieri vengono liberati.

E ‘l’arma’ utilizzata volontariamente per atterrire ancora di più gli yazidi, considerati dall’Isis come eretici è quella dello stupro. I membri di questa minoranza, infatti, si ritengono gli unici veri discendenti di Abramo e non accettano di unirsi con appartenenti ad altre etnie al fine di mantenere ‘pura’ la loro discendenza. Gli jihadisti lo sanno e si comportano di conseguenza.

Per le giovani yazide è un trauma ulteriore quello di portare in grembo un figlio che spesso non sentono come loro e sanno che la loro comunità sicuramente rifiuterà: ricorrono quindi all’aborto, spesso però in condizioni di fortuna, e in certi casi anche al suicidio. “Far tornare queste ragazze e donne è un modo per gettare vergogna sull’intera comunità”, ha detto Daoud. La piccola di 9 anni è stata abusata da non meno di dieci uomini. Molti dei quali erano combattenti di ritorno dalla prima linea o anche aspiranti kamikaze a cui erano state date le donne come ‘premio’.

“Era in terribili condizioni”, ha detto ancora l’operatore. Ora la sta seguendo una equipe medica in Germania, che in primo luogo deve affrontare il trauma psicologico subito dalla piccola e valutare come intervenire affinché la sua maternità non sia letale. Secondo le ong che operano nella regione, è necessario che i Paesi occidentali intervengano per far adottare quei bambini yazidi che rischiano di essere esclusi e considerati dei paria dalla loro stessa comunità, aggiungendo sofferenza al dolore già subito. Si deve evitare, infatti, che la ‘jihad’ dei miliziani arrivi a colpire anche un’altra generazione.

(di Alessandro Carlini/ANSA)

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