Erdogan “avverte” il Papa di “non ripetere l’errore” sugli armeni

Pubblicato il 14 aprile 2015 da redazione

ANSA/PAPA: COLLABORAZIONE MUSULMANI-CRISTIANI CONTRO CONFLITTI

ANKARA. – La Turchia non accenna ad abbassare il livello della polemica dopo le parole di domenica di Papa Francesco sul genocidio degli armeni e oggi è sceso in campo con toni duri anche il presidente Recep Tayyip Erdogan, che quasi minacciosamente ha “avvertito” il pontefice di non ripetere il suo “errore”.

La Turchia è però sempre più isolata in Europa: domani arriverà dal parlamento europeo la richiesta che la Turchia faccia finalmente i conti con il suo passato. Il ‘sultano’ di Ankara ieri aveva lasciato parlare, già con toni aggressivi, i suoi ministri e il Gran Mufti Mehmet Gormez. Oggi è intervenuto personalmente nella crisi diplomatica scoppiata con il Vaticano con il richiamo dell’ambasciatore presso la Santa Sede: “Avverto il Papa di non ripetere questo errore, e lo condanno”, ha tuonato.

Nella questione è intervenuto anche il segretario generale dell’Onu Ban ki Moon che attraverso un portavoce ha fatto sapere di considerare il massacro degli armeni un “crimine atroce”, ma senza usare la parola genocidio. La memoria e la costante cooperazione tra gli armeni e i turchi “mirata a stabilire la realtà dei fatti dovrebbe rafforzare la nostra comune determinazione a prevenire la reiterazione in futuro di simili atroci crimini”, ha aggiunto.

La crisi con il Vaticano, prevede la stampa turca, non dovrebbe essere breve. Secondo diversi analisti, è funzionale agli interessi del partito islamico Akp del presidente in vista delle cruciali elezioni politiche di giugno in quanto richiama e ricompatta un elettorato nazionalista che veniva dato in allontanamento. Pertanto, secondo alcuni quotidiani, l’ambasciatore presso la Santa Sede potrebbe non tornare a Roma prima del voto del 7 giugno. E neppure sono escluse nuove misure muscolari turche, come la sospensione della cooperazione culturale. Con i soliti toni rocciosi, oggi Erdogan se l’è presa senza alcun riguardo con il leader mondiale della Chiesa cristiana. “Quando dirigenti politici, religiosi, assumono il compito degli storici, ne deriva delirio, non fatti”, ha accusato esprimendo la sua delusione. Dopo la sua visita in Turchia in novembre, pensavo “che (papa Francesco) fosse un politico diverso”, ma le sue parole – ha motivato – “mostrano una mentalità che non è quella di un leader religioso”.

La stampa turca vicina al governo islamico continua intanto a scagliarsi contro il Papa, soffiando sul fuoco della polemica. Takvim, che ieri lo aveva paragonato a un “pappagallo” che ripeterebbe le “bugie” di Erevan, ha sostenuto oggi che la diaspora armena avrebbe pagato 25 miliardi di dollari alla Santa Sede il riconoscimento del genocidio. Yeni Akit invece ha accusato il mondo cristiano di essere responsabile di numerosi genocidi del passato, dal “massacro di 8 milioni di indiani americani” al “genocidio perpetrato dai francesi in Algeria” e alle “brutali uccisioni da parte degli italiani in Libia”.

Ma se la polemica con Francesco è almeno in parte strumentale in vista delle elezioni, il vero timore di Ankara ora è che anche Barack Obama, dopo il Papa, riconosca prima del centenario del 24 aprile il genocidio delle centinaia di migliaia di armeni massacrati per ordine del governo dei ‘giovani turchi’. L’ ambasciata a Washington e diverse organizzazioni “lavorano duramente per prevenire questo scenario” scrive Hurriyet. Anche con minacce velate, avvertendo che Washington potrebbe “perdere il più importante alleato nella regione”.

L’Europarlamento domani si schiererà con il Papa: alla vigilia del voto su una mozione comune, tutti i gruppi parlamentari hanno presentato documenti di condanna del “genocidio armeno”, chiedendo che tutti gli stati membri e la stessa Turchia lo riconoscano ufficialmente. In particolare, una mozione targata Ppe invita i paesi Ue che ancora non l’hanno fatto a riconoscere il genocidio di un milione e mezzo di cristiani armeni e la Turchia a “venire a patti con il suo passato”.

(di Francesco Cerri/ANSA)

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