Nel mirino di Ankara, oltre al Papa, finisce anche l’Europa

Pubblicato il 16 aprile 2015 da redazione

>>>ANSA/ANCORA POLEMICHE SUL GENOCIDIO, PER TURCHIA E' CALUNNIA

BRUXELLES. – Nessuna riconciliazione, nessun passo indietro. Anzi: Ankara alza i toni dello scontro sul massacro degli armeni. E nel mirino, oltre al Papa, finisce anche l’Europa. Il presidente islamico Recep Tayyip Erdogan, in vista delle elezioni cruciali del 7 giugno per il suo partito Akp, ha avvertito che se solo volesse potrebbe “espellere” i centomila immigrati armeni dalla Turchia, ma si comporta “generosamente” perché lo Stato “non ha mai discriminato il popolo armeno”.

E, prima ancora che venisse approvata ad ampia maggioranza, ha annunciato che avrebbe “ignorato” la risoluzione del Parlamento europeo, che invece “elogia” le parole di Papa Francesco sul “genocidio” di cento anni fa. Ma la bordata più forte è arrivata dal premier Ahmet Davutoglu, che ha accusato Bergoglio di “aver aderito al fronte del male che si è costituito” per cospirare contro la Turchia. Dopo un dibattito simbolicamente aperto dai tedeschi Elmar Brok (Ppe) e Knut Fleckenstein (S&D) (“non potremmo essere qui a parlare se la Germania non avesse riconosciuto l’olocausto”, il loro messaggio), finisce per suonare perfino moderata la risoluzione, sottoscritta da tutti i gruppi parlamentari, con cui l’Eurocamera “deplora fermamente ogni tentativo di negazionismo”, “invita” la Turchia ad “aprire gli archivi” e “a riconoscere il genocidio armeno”, rende omaggio “alla memoria del milione e mezzo di vittime armene innocenti”.

Il testo ricorda che già dal 1987 per il Parlamento Ue è ufficialmente “genocidio” la vendetta del morente Impero Ottomano contro gli armeni, ma non c’è l’invito a chiedere che tutti gli Stati membri riconoscano il genocidio armeno. E le diversità tra i 28 costringono i rappresentanti di Consiglio e Commissione all’equilibrismo verbale: parlano di genocidio ma devono riconoscere “che non tutti la pensano allo stesso modo”, almeno tra le cancellerie.

La risoluzione “entrerà da un orecchio e uscirà dall’altro”, perché “la Turchia non può accettare di essere responsabile di un simile crimine”, aveva detto Erdogan. Che nel testo viene anche citato positivamente, per quelle parole di “condoglianze” dell’anno scorso che l’Europa vuole interpretare come “un passo positivo”. Il messaggio dell’Europarlamento in serata sarà “respinto al mittente” dal ministero degli Esteri di Ankara. Mentre in giornata era stato il premier Davutoglu ad incaricarsi di tenere alta la tensione con il Vaticano. “Un fronte del male s’è formato contro di noi, ora pure il Papa vi ha aderito”, aveva rincarato dopo le minacce pronunciate ieri da Erdogan. Anche oggi, dalla Santa Sede, nessuna reazione: con padre Lombardi che si è limitato a ricordare che le parole di Bergoglio si inseriscono in una “linea precisa e coerente, nel solco del dialogo”.

Intanto anche ad Ankara, dove proprio oggi si è annunciata l’apertura degli archivi dell’Impero Ottomano, emergono contraddizioni e dubbi. Con il capo consigliere di Davutoglu, Etyen Mahcupyan, di origine armena, che va controcorrente e si spinge a dichiarare al sito Karar.com che “se si definisce quanto accaduto in Bosnia o in Africa un genocidio, è impossibile non definire pure un genocidio quanto avvenne agli armeni nel 1915”.

(di Marco Galdi/ANSA)

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