Renzi alla Casa Bianca, intesa con Obama sulla crescita

Pubblicato il 16 aprile 2015 da redazione

Obama-Renzi

WASHINGTON. – A poco più di un anno dall’ingresso a Palazzo Chigi, Matteo Renzi incontra domani alla Casa Bianca Barack Obama. Una visita cruciale per ogni premier italiano che cade in un momento delicato per le numerose tensioni geopolitiche e per lo sforzo dei paesi occidentali di trovare la via di uscita dalla crisi economica. Sulla necessità di politiche espansive Renzi trova nel presidente Usa un assist d’eccezione dal G20 di Brisbane.

A sua volta, il premier italiano gioca un ruolo da protagonista nella crisi libica. E, dopo il vertice al Cremlino con Vladimir Putin, si è ritagliato un ruolo di mediatore tra l’Occidente e la Russia sull’Ucraina. Oltre allo storico rapporto di amicizia tra Italia e Stati Uniti, paesi partner ed alleati, Renzi, che considera Obama uno dei suoi modelli politici, come Tony Blair e Nelson Mandela, si è impegnato nell’ultimo anno a tenere regolari contatti con il presidente Usa. Con il presidente americano, spiegano dal suo staff, ci sarà un confronto istituzionale ma anche politico, tra leader progressisti, di sinistra.

A Obama, ha detto il premier ai deputati Pd alla vigilia del viaggio, “dobbiamo riconoscere una politica di investimenti economici che l’Europa ha totalmente mancato. Con lui parleremo – ha anticipato – di un’economia basata sulla crescita e sul lavoro, contro l’idea che austerity e rigore siano l’unica ricetta”. L’amministrazione americana riconosce la solidità dei rapporti definendo l’Italia, nell’annuncio della visita di Renzi alla Casa Bianca, “un valido alleato della Nato e partner su un’ampia serie di sfide globali”. Concetto ribadito in questi giorni dall’entourage di Obama. Al presidente del Consiglio sarà infatti riservato il trattamento dei grandi leader: ospitalità alla Blair House, la celebre foresteria della Casa Bianca, il pranzo a tu per tu con Obama dopo il vertice di lavoro e la conferenza stampa congiunta sul prato del Rose Garden, una delle location mediatiche più ambite dai capi di Stato e di governo.

Il colloquio nello Studio Ovale affronterà le principali questioni internazionali, prime fra tutte la Libia e la crisi ucraina, ma anche il nuovo corso iraniano e l’Afghanistan (“dobbiamo riflettere su un impegno oltre le scadenze”, ha detto due giorni fa Renzi), nonché le iniziative della comunità internazionale per contrastare il terrorismo dell’Isis. Obama e Renzi discuteranno dell’asse tra Europa e Stati Uniti nell’esercitare pressioni per il rispetto degli accordi di Minsk.

L’impegno al rispetto e all’implementazione di tutti i punti del piano di pace è stato chiesto da Renzi sia nell’incontro, a Kiev, con il presidente Petro Poroshenko sia a Mosca nel vertice con Putin. Un bilaterale, quello al Cremlino, con il quale, a costo di attirarsi critiche internazionali, il premier italiano ha spezzato l’isolamento verso la Russia da parte dell’Occidente. Se l’Ucraina è una priorità per gli Usa, la situazione in Libia anche nella chiave di contrastare l’avanzata dello Stato Islamico è il pallino del presidente italiano.

Obama è favorevole, in linea con l’Onu, ad appoggiare una mediazione fra i paesi chiave – Egitto, Arabia Saudita, Turchia, Qatar, Algeria – perché favoriscano un compromesso fra il governo legittimo a Tobruk e quello islamista che si è insediato a Tripoli. Già questa sera (notte in Italia), nella sede della Georgetown University, Renzi descriverà l’impegno dell’Italia per le riforme rispondendo agli studenti.

Lo stato dell’economia globale sarà, infatti, uno dei temi al centro dell’incontro con Obama nella prospettiva comune della priorità attribuita alla crescita e alla creazione di posti di lavoro. La virata della Bce per uno stimolo dell’economia con l’avvio delle operazioni Qe rafforza la linea di Stati Uniti, Italia e molti altri Paesi europei a favore di politiche espansive sul piano fiscale e monetario. Il premier italiano vuole dimostrare al presidente Usa che sul fronte delle riforme l’Italia è avviata sulla strada del cambiamento.

“Yes, we can” lo storico slogan con cui Obama vinse le primarie americane sono, anni dopo, la traduzione della filosofia dell’agire renziano. Che alla Casa Bianca riconoscerà i meriti di Obama ma, nel breve soggiorno a Washington, getterà le basi per costruire un rapporto con Hillary Clinton, che ha lanciato la sua corsa alla presidenza degli Stati Uniti, nel corso di una cena stasera all’ambasciata, alla quale dovrebbero essere presenti anche Susan Rice e John Podesta.

(dell’inviato Cristina Ferrulli/ANSA)

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