I dubbi degli esperti sulla manovra per le Regioni

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ROMA. – Quella allo studio da parte delle Regioni è la ‘solita manovra di tagli lineari in sanità’, oltretutto con poche probabilità di dare effettivamente i risultati sperati, circa 2,5 miliardi di euro di minori spese. È unanime la bocciatura degli economisti sanitari alle misure che si stanno delineando in questi giorni:”Purtroppo si tratta alla fine di nuovi tagli lineari, che non ci aspettavamo – afferma Americo Cicchetti dell’università Cattolica di Roma – secondo me c’è un 50% di probabilità che si raggiunga la cifra sperata”.

L’unica misura di quelle previste, dalla rinegoziazione dei contratti alla riduzione dei fondi per la farmaceutica, che secondo l’esperto potrebbe dare risultati è il taglio di prestazioni e ricoveri inappropriati. ”Certo, non è una cosa facile da fare in pochi mesi, servirebbe un percorso più lungo – sottolinea -. Alcune Regioni più virtuose hanno già fatto il lavoro preparatorio, e possono intervenire subito, altre secondo me non ce la faranno mai”.

Un altro settore in cui potrebbe essere possibile recuperare risorse è la rinegoziazione dei contratti per beni e servizi. ”In questo caso si tratta di spese per mense, lavanderie, aspetti che non vanno a impattare sulla qualità delle prestazioni sanitarie – spiega Francesco Saverio Mennini del Ceis dell’università di Tor Vergata -. Da alcuni studi che abbiamo fatto è emerso che ci sono delle differenze tali nei costi anche all’interno della stessa regione che è possibile recuperare fino a due miliardi di euro, quindi anche di più di quanto previsto dall’intesa. Questo è l’unico aspetto positivo dei tagli previsti, mentre gli altri sembrano seguire ancora una logica di ‘silos economy’, in cui si tagliano i singoli settori senza considerare tutto il percorso assistenziale. La farmaceutica ad esempio ha dei tetti già sottostimati, si possono razionalizzare i costi con delle analisi di costo-efficacia ma non certo fare altri tagli”.

Di tagli lineari parla anche Gilberto Turati, economista dell’università di Torino. ”Non si riesce ancora a far passare il concetto che i tagli lineari fatti in questo modo non premiano chi è efficiente – afferma Turati, che è anche nella redazione del sito lavoce.info -. Peraltro questi 2,5 miliardi andavano definiti molto tempo fa, perchè si riferiscono all’anno 2015, invece siamo già a metà anno. Immaginiamoci un direttore di Asl, magari appena insediato, che si trova a maggio a dover tagliare su spese già previste, avrà molti problemi”.

(di Pier David Malloni/ANSA)

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