Minoranza Pd si divide su Italicum. Bersani suona la carica

Italicum: Assemblea Gruppo Pd

ROMA. – Il day after della riunione del gruppo del Pd alla Camera, che l’altra sera ha approvato il “no” alle modifiche all’Italicum, segna un momento di difficoltà o almeno di riflessione nella minoranza Dem. Al suo interno si manifestano più posizioni, da quelle più dure di Pippo Civati, Stefano Fassina e Alfredo D’Attorre (che chiede un congresso per chiarire la situazione nel Pd) passando per quelle pur combattive di Pier Luigi Bersani, fino a quelle di un folto gruppo di esponenti di Area Riformista “a disagio” di fronte all’irrigidimento dei toni e favorevoli a rispettare le decisioni prese dal gruppo. Con Matteo Renzi che da Washington rilancia annunciando il varo della legge nelle prossime settimane.

In questo scenario ancora sfilacciato tutti i gruppi parlamentari hanno convenuto di spostare la vera discussione in Aula, tra due settimane, lasciando che il passaggio in Commissione, la prossima settimana, avvenga senza esasperazione del confronto. Ieri si è conclusa la discussione generale sull’Italicum in Commissione, ed è stato deciso di far slittare il termine degli emendamenti da domani a lunedì 20 aprile. Questo, ha spiegato il presidente Francesco Paolo Sisto (Fi), perché “tutti i gruppi si sono impegnati a presentare solo gli emendamenti essenziali”. Cosa confermata da esponenti delle opposizioni, come Danilo Toninelli (M5s) o Stefano Quaranta (Sel).

Altrettanto faranno le varie anime della sinistra del Pd: Stefano Fassina ne ha annunciati due, e Davide Zoggia, di Area Riformista tre. In casa Pd si è cercato di riprendere il bandolo della matassa, dopo il confronto, compito difficile viste le diversità nella minoranza: Bersani ha definito la minoranza “combattiva e non in ritirata”, e 22 senatori bersaniani e civatiani (ma a gennaio erano 27) hanno invitato i deputati Dem a votare per modificare l’Italicum. Una mossa considerata non elegante, come sferzante è l’invito del senatore bersaniano Miguel Gotor ai deputati della sinistra interna a “essere coerenti in Aula”, come per dubitare che lo saranno. Un clima non propriamente sereno.

E a Montecitorio, da una parte D’Attorre e Francesco Boccia dicono che non voteranno l’Italicum se non verrà cambiato, dall’altre c’è una ampia fetta di Area Riformista (la componente guidata da Roberto Speranza) di parere diverso: dopo il voto nel Gruppo, dicono in diversi, si deve rispettare il principio democratico e le decisioni della maggioranza. E’ l’esortazione per esempio di Michele Bordo, presidente della Commissione Ue, o di Dario Ginefra. Questi parla esplicitamente di “disagio” tra le fila della minoranza verso i “teorici della guerriglia”.

Anche Davide Zoggia dice che se gli emendamenti presentati saranno respinti si dovrà votare sì alla legge. Matteo Renzi, oggi partito per Washington, si è detto “soddisfatto” per l’esito della Assemblea di ieri sera, e ha espresso “grande rispetto per le dinamiche in atto all’interno della minoranza Pd”. Un modo elegante per prendere atto delle divisioni nella sinistra. Proprio questa situazione induce la maggioranza a ritenere che alla fine il grosso della sinistra Dem voterà l’Italicum, lasciando isolati una manciata di deputati, numericamente irrilevanti. E infatti Matteo Orfini e Lorenzo Guerini si sono detti certi che in Aula “la stragrande maggioranza dei deputati del Pd” voterà la legge.

(di Giovanni Innamorati/ANSA)

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