Incontro Mattarella e Papa: grande sintonia sui temi etici e sociali

Pubblicato il 18 aprile 2015 da redazione

Pope: private audience to Sergio Mattarella,
ROMA. – Accoglienza dei profughi, allarme lavoro, un passaggio a volo d’uccello sul delicatissimo tema del genocidio degli armeni e tanta sintonia sui temi etici e sociali. Il tutto condito con grande attenzione al rispetto delle diversità istituzionali che sempre persistono tra un ruolo laico, come quello di un presidente della Repubblica, ed uno spirituale come quello del pontefice. Ecco il menù del primo contatto in assoluto tra Sergio Mattarella e papa Bergoglio che, superato un primo momento di timidezza, sembrano aver avviato un percorso di relazione che certamente avrà modo di svilupparsi nei prossimi anni.

Nonostante le formalità del cerimoniale vaticano è stata però una visita di sostanza che ha visto convergere le tradizionali materie di interesse etico della Chiesa con alcuni dei problemi più spinosi con cui è alle prese l’Italia. A partire dall’allarme immigrazione e dei suoi sempre più evidenti collegamenti con il terrorismo fondamentalista musulmano. Tema assai politico, nell’affrontare il quale il papa argentino non si è tirato indietro garantendo al capo dello Stato – che ha apprezzato la franchezza delle parole – la propria incessante opera di convincimento e sensibilizzazione verso i Paesi europei che sembrano ancora non cogliere in pieno la portata del fenomeno.

Il Papa infatti, dopo aver espresso “gratitudine per l’impegno che l’Italia sta profondendo per accogliere numerosi migranti che a rischio della vita chiedono accoglienza”, ha colto bene l’essenza delle preoccupazioni italiane: “Non dobbiamo stancarci – ha scandito nel discorso ufficiale – nel sollecitare un impegno più esteso a livello europeo e internazionale”. “L’Italia è impegnata con generosità” per fronteggiare l’emergenza profughi e “invoca da tempo – gli ha fatto eco Mattarella – un intervento deciso dell’Unione Europea per fermare questa continua perdita di vite umane nel Mediterraneo, culla della nostra civiltà”.

Impressionante la linea comune di sobrietà e la somiglianza della costruzione dei discorsi pronunciati in Vaticano da Mattarella e Bergoglio: la scelta delle parole e l’uso dei toni – i discorsi non erano concordati, assicurano le fonti – erano a tratti sovrapponibili. “Con quelle vite spezzate si perde la speranza di tante persone e si compromette la dignità della comunità internazionale. Rischiamo di smarrire la nostra umanità”, ha detto il presidente chiudendo il capitolo migranti con un’analisi condivisa di quanto sia necessario creare condizioni di vita sostenibili nei Paesi di fuga.

“La carenza di lavoro per i giovani diventa un grido di dolore che interpella i pubblici poteri, le organizzazioni intermedie, gli imprenditori privati e la comunità ecclesiale, perché si compia ogni sforzo per porvi rimedio, dando alla soluzione di questo problema la giusta priorità”, ha sottolineato papa Francesco introducendo il secondo grande tema delle conversazioni, la crisi del lavoro in Italia. Un buco nero che toglie il futuro ai giovani e mina la tranquillità delle famiglie, ha raddoppiato Mattarella: “Il dramma della disoccupazione e delle nuove povertà rischia di inghiottire il futuro di intere generazioni. Si impone una visione dello sviluppo economico e sociale che sappia rimettere al centro la persona e la famiglia”.

“Preoccupazioni che avvicinano”, ha sintetizzato con efficacia l’Osservatore Romano parlando di “comuni responsabilità” che mai come oggi in Italia polverizzano le distanze e annullano le distinzioni dei ruoli. E il cattolico praticante Mattarella sarà sempre, anche al Quirinale, un ex membro della Consulta come dimostrano le sue parole su uno dei temi che sta sconvolgendo la Chiesa: “La libertà religiosa costituisce un cardine della Costituzione italiana” e “la violenza scatenata contro le comunità cristiane in alcune parti del mondo interpella, con forza, le coscienze di tutti coloro che amano la libertà e la tolleranza”, ha puntualizzato.

Una visita di oltre due ore in Vaticano, quasi mezzora di colloquio con il Papa: una prima presa di contatto efficace e concreta, dominata dalla condivisione di alcune preoccupazioni ma che il presidente ha voluto che si chiudesse non senza un messaggio d’ottimismo lanciato da Oltretevere all’Italia: Governo e Parlamento stanno lavorando a riforme necessarie “che consentano al nostro Paese di lasciarsi alle spalle una crisi che è stata lunga e dolorosa e da cui solo ora si inizia a intravedere l’uscita”.

Appuntamento al Quirinale, dove adesso il presidente attende papa Francesco per la seconda puntata di una lunga storia.

(Di Fabrizio Finzi/ANSA)

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