Messico: la narcosicaria La Flaca uccisa e fatta a pezzi

Pubblicato il 22 aprile 2015 da redazione

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CITTA’ DEL MESSICO. – Hanno ritrovato il suo cadavere fatto a pezzi, insieme ai resti di altri due corpi ammucchiati in una borsa piena di ghiaccio. Joselyn Alejandra Niño, una delle sempre più numerose killer donne reclutate dai narcos, è morta come è vissuta, nel violento mondo del crimine messicano. La polizia non è riuscita ancora ad identificare gli altri corpi, scoperti per caso in un camion abbandonato a Matamoros, la città dello Stato di Tamaulipas che costituisce un’unica zona metropolitana con Brownsville, sulla riva opposta del Rio Grande, ma il cadavere di Jocelyn è stato riconosciuto grazie a un tatuaggio sull’avambraccio destro.

Mesi fa, infatti, era circolata sui social network una foto della narco-sicaria, che sorrideva all’obiettivo indossando un giubbotto antiproiettile ed esibendo fra le braccia un fucile automatico. Secondo le autorità, lavorava da almeno un anno come sicaria del temibile Cartello del Golfo. Nelle immagine pubblicate sul web era visibile sul braccio destro della ragazza un tatuaggio con il suo secondo cognome, Niña, anche se era nota soprattutto come La Flaca (la magra), un nomignolo che sembra ormai essere diventato un sinonimo per le giovani killer sempre più presenti nelle bande criminali.

Secondo Andrew Chesnut, accademico americano specializzato nella cultura criminale messicana, La Flaca, “un nome che sembra riferirsi al mondo delle donne dell’alta borghesia, che inseguono il sogno di un corpo da fotomodella, è diventato invece il segno della maledizione delle donne assassine che lavorano per i cartelli della droga”. “Sono reclutate dalle bande, quando sono poco più che ragazzine, a causa appunto del loro aspetto da brave ragazze: l’idea è che i narcos rivali o la polizia non possano immaginarsi che una giovincella magrolina sia in realtà una killer a pagamento”, ha spiegato Chestnut.

Joselyn, infatti, non era l’unica Flaca in circolazione. Forse il caso più noto di killer al femminile è quello di Veronica Mireya Moreno, una ex poliziotta reclutata dal cartello dei Los Zetas, arrestata nel 2011 e accusata di oltre 10 omicidi. Ma il fatto è che le “narcosicarie” sono ogni giorno più numerose. Secondo Chestnut, “da quando l’allora presidente Felipe Calderón dichiarò la guerra ai trafficanti nel 2007, si è registrata una crescita fenomenale di queste donne killer”, non solo perché risultano più difficili da riconoscere, ma soprattutto perché cercano di imporsi sui colleghi maschi dimostrando una crudeltà spietata.

E’ anche per questo che Joselyn si era fatta fotografare con le armi in un pugno. Per dimostrare che anche una ragazzina che appende nella sua stanza un pupazzetto di Titti – l’uccellino dei disegni animati – può diventare un assassino a sangue freddo. Accanto alla borsa che conteneva il suo corpo smembrato è stato trovato un messaggio di avvertenza: “Ecco la fine che fanno i fessi che ci mandate contro”. La firma non era necessaria.

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