L’Unione Europea e Draghi duri con la Grecia

Pubblicato il 24 aprile 2015 da redazione

 

ANSA/EUROGRUPPO FERMA TSIPRAS, NESSUNA TRANCHE DI AIUTI A MARZO

RIGA. – La pazienza dell’Eurogruppo è finita, assieme alla credibilità del ministro delle finanze Yanis Varoufakis: “Il tempo sta finendo”, hanno avvertito il presidente della Bce Mario Draghi e dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem, mentre i ministri rinunciano al loro consueto ‘aplomb’ e attaccano il greco “dilettante e perditempo” e per aver loro dispensato l’ennesima ‘lezioncina’ sull’economia greca.

La frustrazione dell’Eurozona ha toccato i livelli di guardia, il nuovo invito ad accelerare suona come un ultimatum e anche il numero uno della Bce passa alle minacce: Francoforte potrebbe rivedere la liquidità d’emergenza alla banche greche, unico strumento che tiene a galla il Paese. “Serve un accordo globale sulla lista di riforme prima di qualunque disborso di tranche di aiuti”: con i greci “sono stati fatti dei progressi ma restano ancora ampie differenze”, “tutti sanno che il tempo sta scadendo, la responsabilità è nelle mani dei greci, un accordo è nel loro interesse”, riassume Dijsselbloem al termine dell’Eurogruppo informale.

Il messaggio che l’Eurozona invia alla Grecia è inequivocabile: “Non c’è alternativa ad un accordo globale”, aggiunge il commissario agli affari economici Pierre Moscovici, chiudendo anche lui la porta alla richiesta fatta da Tsipras alla Merkel di un accordo ponte che sblocchi una parte di aiuti in cambio di una parte di riforme. “E’ legalmente e politicamente impossibile dare soldi alla Grecia prima che completi il programma”, ammette una fonte.

L’umore dei ministri è plumbeo, non si fidano più del loro interlocutore che ha cercato nuovamente di spiegare, attraverso le sue teorie politiche ed economiche, quello che loro vedono semplicemente come uno stallo tecnico nei negoziati provocato dalle continue difficoltà greche. Prima il rifiuto della Troika, poi il divieto del Brussels Group di riunirsi ad Atene, poi i negoziatori greci senza un mandato pieno sulle questioni che riguardano il bilancio.

Tutti ostacoli che hanno rallentato un percorso che a fine aprile sarebbe dovuto finire, con un accordo e lo sblocco degli aiuti. E invece ci sono ancora “ostacoli molto, molto grandi”, rivela Dijsselbloem. Tanto che, per velocizzare il negoziato, alcuni ministri chiedono il ritorno della ex Troika ad Atene. E con tutta probabilità una parte del Brussels Group tornerà a lavorare nella capitale greca, condizione a cui Tsipras potrà difficilmente opporsi.

Non c’è più tempo per fare tutto alle condizioni del Governo greco e l’Eurogruppo, per essere sicuro che il messaggio arrivi correttamente alle orecchie del premier, non lo affida al suo ministro ma chiama direttamente Tsipras.

Un altro segnale dell’insofferenza e della sfiducia nei confronti di Varoufakis, che Dijsselbloem non nasconde: “E’ stata una discussione molto critica, abbiamo fatto un accordo due mesi fa, ora credevamo di poter prendere una decisione, ma invece siamo molto lontani e quindi sì, è stato un dibattito molto critico”, risponde a chi gli chiede se le voci degli attacchi siano vere.

Il greco non entra nella disputa personale ma spiega perché non vi sia ancora un accordo: il Governo non vuole i tagli alle pensioni perché non crede che stabilizzino il sistema, non vuole rinunciare alla moratoria sulla confisca della prima casa per non creare nuovi senzatetto nelle zone povere e non far precipitare i prezzi del mercato immobiliare, e vuole un avanzo primario più basso di quello che la Ue le chiede.

Ma anche lui è consapevole che “non c’è alternativa” ad un accordo e che la prossima data utile per raggiungerlo è l’Eurogruppo dell’11 maggio, al quale Atene dovrà presentarsi con qualche concessione se non vorrà veder sfumare gli aiuti e ritrovarsi a dover pagare da sola, il giorno dopo, più di 700 milioni al Fmi.

(dell’inviata Chiara De Felice/ANSA)

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