L’Isis decapita un’intera troupe televisiva in Libia

I QUATTRO ANNI TERRIBILI DELLA LIBIA

IL CAIRO. – Sono state uccise, sgozzate, forse anche decapitate: cinque persone, tutte componenti di una troupe della televisione libica che erano state rapite lo scorso agosto, non hanno avuto scampo. I loro corpi, tra cui quello di un cameraman egiziano, sono stati trovati nell’est della Libia, nei pressi di Bayda e ad un’ottantina di chilometri dal cuore del “califfato” che l’Isis (lo Stato Islamico) ha creato a Derna.

La troupe della tv satellitare “Barqa” (Cirenaica, in arabo) era scomparsa otto mesi fa mentre tornava dalle riprese fatte per l’inaugurazione del parlamento di Tobruk, quello vincitore delle elezioni di giugno, riconosciuto dalla comunità internazionale ma costretto a fuggire all’est dopo che le milizie filo-islamiche hanno preso il potere a Tripoli insediando a loro volta un parlamentare e un governo.

L’agenzia Ap parla solo di “morti” citando un portavoce di Tobruk, fonti libiche interpellate dall’Ansa precisano che i cinque sono stati “madhbuh” (“sgozzati”) mentre tweet rilanciati da un media libico e da Al Arabiya li dicono “decapitati”. L’uccisione non è stata rivendicata ma la tecnica dello sgozzamento lascia pensare ad un nuovo orrore compiuto dai terroristi fondamentalisti islamici dell’Isis, che hanno un loro bastione della vicina Derna.

Significativo è anche il fatto che il ritrovamento sia avvenuto a Bayda, la “Beda Littoria” dell’epoca fascista, città del re Sinussi in cui attualmente si tengono alcune sedute del parlamento e del governo di Tobruk: una sorta di messaggio alle milizie libiche che, attraverso le forze armate guidate dal generale Khalifa Haftar, stanno combattendo contro i jihadisti a Bengasi, colpendoli sporadicamente anche dal cielo a Derna (l’ultima volta tre giorni fa). Decapitazioni era state mostrate nel video che a metà febbraio documentò l’uccisione di 20 copti (cristiani egiziani) su una spiaggia libica e che fece scattare due giorni di immediati raid aerei punitivi egiziani su Derna.

I cinque giornalisti e cameraman uccisi sono le ultime vittime tra gli operatori dei media in Libia. Un operatore free lance di 33 anni, noto per il suo impegno anti-jihadista anche a livello politico, era stato ucciso con due colpi di arma da fuoco a Bengasi. In febbraio un rapporto dell’organizzazione per la tutela dei diritti umani Human Right Watch aveva indicato in otto il numero di “reporter” uccisi in Libia fra la metà del 2012 e lo scorso novembre. I casi di rapimenti e detenzioni arbitrarie soprattutto ad opera di sedicenti “milizie” sono stati 30. La troupe della tv “Barqa”, al momento del rapimento, era composta da sei uomini (cinque libici e un egiziano) ma un libico, ha ricordato l’Ap, era riuscito a fuggire in circostanze non chiare.

I jihadisti fedeli allo Stato islamico in Libia stanno approfittando della spaccatura del paese, diviso fra Tobruk e Tripoli, per consolidare le proprie posizioni e spargere terrore. Scopo della riconciliazione che stanno tentando di raggiungere negoziati mediati dall’Onu in Marocco è proprio quello di creare un fronte comune contro l’Isis che attualmente viene combattuto (con scarsi risultati) da Tobruk a Derna e da Tripoli a Sirte.

(di Rodolfo Calò/ANSA)