Marò: la Corte Suprema dell’India rinvia l’esame del ricorso

Marò: Latorre può rimanere in Italia fino al 15 luglio

ROMA. – Caso Marò, l’eterno rinvio. La Corte suprema indiana ha deciso di rimandare a dopo le vacanze estive – che terminano l’1 luglio – tutti i casi iscritti compreso l’avvio della discussione del ricorso dei fucilieri di marina Massimiliano Latorre e Salvatore Girone contro la polizia investigativa Nia.

L’episodio – che ha però una spiegazione di natura squisitamente procedurale – ha comunque suscitato in Italia l’accesa reazione della politica. La decisione del presidente dell’aula n.3 della Corte Suprema, Anil R. Dave, di posticipare l’esame ha riguardato non solo il caso dei Fucilieri di Marina italiani, ma tutti i 25 che dovevano essere discussi oggi.

Questo perché in una seconda lista supplementare pubblicata sul sito internet della Corte è stato aggiunto all’ultimo momento un nuovo caso che si trascina da anni a vari livelli della giustizia indiana in cui gli imputati sono passibili di pena di morte. Il giudice Dave ha deciso a questo punto di dare la precedenza all’esame di questa vicenda, rinviando tutti gli altri casi a dopo le vacanze estive della Corte (17 maggio-30 giugno 2015).

Per il senatore di FI Maurizio Gasparri è una “vergogna” e l’Italia è stata “umiliata”. “Renzi – scrive su Twitter – è inerte”. Sulla stessa linea d’onda il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni. “A Matteo Renzi che cosa frega? Lui la dignità se la gioca sull’Italicum…”. Anche Barbara Saltamartini, deputata della Lega Nord-Noi con Salvini, punta sul maggior interesse del premier alle questioni di politica interna e accusa: “Renzi assicurò che avrebbe fatto di tutto per i nostri Marò, oggi ennesimo rinvio beffa”.

Più ampio il ragionamento del leader di Sel, Nichi Vendola: “Non c’è dubbio che c’è qualcosa che somiglia a una farsa. Purtroppo le farse fanno ridere ma qui stiamo parlando della vita di due persone e di famiglie che piangono”. “Io spero davvero – ha aggiunto Vendola – che il governo italiano e l’Europa siano in grado di far cambiare rotta a chi sta gestendo questa questione, più con l’intenzione di guardare ai problemi di politica interna a un grande Paese come l’India, che non di risolvere un fatto che sta diventando una ferita alla qualità dei rapporti tra Paesi democratici”.

Polemici i cinque stelle, che scelgono di legare il caso dei Marò a quello del cooperante Giovanni Lo Porto ucciso in Pakistan in un raid aereo coi droni. “La sudditanza del governo nei confronti degli Stati Uniti, emersa con maggiore risonanza in occasione della tragica morte del nostro connazionale, lascia pensare che se i marò si fossero chiamati ‘marines’ sarebbero già a casa”, dichiarano i deputati pentastellati della Commissione Esteri della Camera.