Martedì le stime dell’Ue. Margini e incognite per l’Italia

Pubblicato il 03 maggio 2015 da redazione

Veduta esterna della sede della Banca d'Italia, Palazzo Koch, a Roma
ROMA. – Conto alla rovescia per le nuove previsioni macro della commissione europea: martedì prossimo verranno infatti diffuse le ‘spring forecasts’ che certificheranno il ritorno ad una stagione di crescita per il Vecchio Continente anche se ancora, in molti casi, una crescita dello ‘zero virgola…’.

L’Italia si presenta all’appuntamento con previsioni buone anche se le incognite si moltiplicano. Ultima in ordine di tempo (dopo che la questione ‘giochi’ sembra essersi risolta con un incasso come previsto dalla Legge di Stabilità di 500 milioni) è la sentenza che ha dichiarato illegittimo il blocco delle rivalutazioni degli assegni pensionistici deciso col ‘Salva Italia’ dal Governo di Mario Monti. Si tratterebbe di un ‘conto’ da 6 a 10 miliardi circa che avrebbe un suo peso sui conti pubblici.

Ma certo Bruxelles ancora non dovrebbe scriverlo nero su bianco mentre il governo a Roma inizia ora a decidere cosa fare per attutire l’impatto. Ma già c’è chi ipotizza che si possa aumentare appositamente il target del deficit (attualmente il programmatico è al 2,7% contro il 2,6% tendenziale) inglobando comunque il ‘tesoretto’ fino al margine del 2,8%, comunque ancora sotto il 3% dei parametri.

Ma su questo la discussione è aperta. La situazione generale appare intanto più ‘rosea’: il quantitative easing della Bce e il deprezzamento dell’euro dovrebbero spingere verso un ulteriore miglioramento degli indicatori dopo quello delle stime di febbraio, che davano un Pil dell’Eurozona in espansione dell’1,3% nel 2015 e dell’1,9% nel 2016 registrando, per la prima volta da anni, crescita in tutti i Paesi.

La Bce due settimane fa ha reso noto un rialzo all’1,4% della previsione media di crescita dei Diciannove per quest’anno in base a quanto si attendono gli economisti in Europa. E’ probabile che anche l’esecutivo europeo aggiorni i suoi numeri alla luce degli sviluppi recenti, a partire dall’andamento a pieno ritmo degli acquisti di titoli di Stato da parte della Bce.

Per l’Italia, potrebbe voler dire un ritocco all’insù, magari anche di un solo decimale, rispetto allo 0,6% di crescita indicato a febbraio da Bruxelles. Sarebbe un buon viatico per il Def appena trasmesso alla Commissione europea. Sulla base di una crescita stimata alzata a 0,7% per quest’anno (da 0,6%), il governo ha incassato una preliminare apertura dal vicepresidente dell’esecutivo Ue, Valdis Dombrovskis, sulla possibilità di avvalersi della clausola di flessibilità per il 2016 grazie alle riforme in via di attuazione.

Un attestato di fiducia che permetterebbe di ammorbidire il calo del deficit strutturale concordato, portandolo a 0,1 punti di Pil e non 0,5, e del deficit nominale all’1,8% del Pil e non più all’1,4%: circa sei miliardi che eviterebbero le clausole di salvaguardia.

 

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