Trentasette anni dalla morte di Moro, tra ricordo e appelli fare luce

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ROMA.- Sono passati trentasette anni dall’omicidio di Aldo Moro. Il ricordo di quel nove maggio del 1978, quando le Br uccisero il presidente della Dc e ne fecero ritrovare il corpo a via Caetani, è stato al centro di una serie di appuntamenti che sono culminati nella celebrazione al Senato della giornata della memoria per le vittime del terrorismo.

In mattinata il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il presidente del Senato Pietro Grasso si sono recati a via Caetani per deporre una corona di fiori. Tanto Mattarella quanto Grasso, parlando in generale degli anni di piombo, hanno chiesto di non lasciar cadere la “ricerca della verità” sulle pagine ancora oscure. Il premier Renzi ha invitato a ricordare “chi ha combattuto per i valori della democrazia e della libertà”.

Molte le testimonianze che hanno rievocato l’azione politica dello statista democristiano. Il suo assassinio, ha detto la presidente della commissione Antimafia Rosy Bindi ” ha privato il paese di una delle personalità più lungimiranti e coraggiose, un servitore rigoroso della Costituzione, interprete del rinnovamento della politica e delle istituzioni impegnato nella costruzione di una democrazia realmente compiuta”.

A distanza di tanti anni ancora non si è giunti a chiarire i punti oscuri del rapimento Moro. Proprio in questi giorni il tribunale di Milano ha dato ragione a due ricercatori querelati per aver sostenuto che il memoriale scritto da Moro durante la prigionia, ritrovato nel covo Br di via Montenevoso a Milano, fu fatto sparire e sottratto alla magistratura.

“Uno spiraglio di giustizia”, ha commentato Gero Grassi, componente della commissione parlamentare che si occupa del caso Moro. Nel dibattito si è inserito anche Nicola Giampaolo, il postulatore che segue la causa di beatificazione di Moro: “Auspico che le tante ombre e le fitte cortine omertose sulla sua morte, vengano diradate dalle sue virtù”, ha detto.

(Marco Dell’Omo/ANSA)

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