Il Pd boccia la legalizzazione della prostituzione

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ROMA. – Più contrasto, no alla legalizzazione: a poco più di un mese dalla proposta bipartisan per la regolamentazione della prostituzione arriva un nuovo ddl, presentato dal Pd al Senato, che va in una direzione totalmente diversa, proponendo più concertazione e più risorse per l’assistenza delle vittime dello sfruttamento e un giro di vite contro gli ‘aguzzini’.

“Nel 95% dei casi la prostituzione è in strada, si tratta di una nuova forma di schiavitù delle donne”, è il messaggio della prima firmataria, Pina Maturani. E la sua proposta è destinata a far discutere, anche nel Pd, visto che i vertici del partito appaiono orientati a puntare proprio sul ddl Maturani. “Quello della prostituzione “è un fenomeno che non deve essere regolamentato, ma contrastato. In Italia, paradossalmente appare più moderno, più di sinistra regolamentarla, per me è inaccettabile”, afferma il presidente del Pd, Matteo Orfini affiancando, assieme al capogruppo al Senato Luigi Zanda, la senatrice Dem alla presentazione della proposta.

E i punti del ddl appaiono molto distanti da quello, trasversale e sostenuto da un’ottantina di parlamentari, presentato lo scorso aprile dal presidente della Commissione Affari Sociali della Camera Pierpaolo Vargiu (Sc) e dalla senatrice Pd Maria Spilabotte. Quest’ultima proposta, che venne illustrata con il chiaro messaggio “il sogno della Merlin è irrealizzabile”, prevede infatti zone ad hoc dedicate alla prostituzione e individuate dai Comuni, possibilità di esercitare in casa, pagando le tasse, controlli sanitari per i ‘sex workers’ e per i clienti obbligo del preservativo.

E non a caso, tra i primi a replicare alle parole di Orfini è proprio Vargiu, che chiede al Pd “disponibilità al dialogo e orientamento alle proposte concrete” e non “un derby contro la regolamentazione che alimenta la demagogia”. Una regolamentazione che chiede a gran voce anche la Lega di Matteo Salvini, impegnata in questi giorni nella raccolta delle 500mila firme necessarie per l’abrogazione della legge Merlin.

Di tutt’altra filosofia è il ddl Maturani che risponde ad una risoluzione del Parlamento Ue e all’art. 3, introduce due nuove ipotesi di reato: quello sulla prostituzione coattiva (con pena di reclusione da 5 a 10 anni) e quello di reclutamento, induzione e sfruttamento della prostituzione (pena da 2 a 6 anni). Il testo introduce tavoli di concertazione comunali per la prevenzione del fenomeno e prevede che gli enti locali promuovano interventi per integrazione sociale, e inserimento nel mondo del lavoro delle vittime, anche grazie a un Fondo ad hoc istituito a Palazzo Chigi (12 mln per il 2015). “Non possiamo restare indifferenti al fenomeno”, rimarca Zanda garantendo l’impegno del gruppo Pd ad intervenire. Ma sulle modalità il dibattito si preannuncia infuocato.

(di Michele Esposito/ANSA)

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