Giro d’Italia: la prima volta di Formolo, piccola grande roccia

98th Giro d'Italia: Italian rider Davide Formolo of Team Cannondale-Garmin

LA SPEZIA. – La prima volta non si scorda mai. In particolare in uno sport come il ciclismo, che vive di attimi intensi e di storia, passata e recente. Davide Formolo ha deciso di far ‘esplodere’ il Giro d’Italia, per ritagliarsi una fetta di gloria, con un’azione a poco meno di una ventina di chilometri dall’arrivo, dopo essere entrato a La Spezia, sede d’arrivo della quarta tappa partita da Chiavari. Alle sue spalle, staccato di 22″, l’australiano Simon Clarke, nuova maglia rosa (è il terzo uomo della Orica Greenedge a indossare la maglia più pregiata e ambita) al posto del connazionale Matthews, leader per due giorni di seguito e vittorioso a Sestri Levante, nella tappa della tragica caduta di Domenico Pozzovivo.

Un’azione d’altri tempi, quella di Formolo, non da giovane che deve ancora compiere 23 anni (li festeggerà il 25 ottobre) e che non ha mai vinto una corsa fra i professionisti. Faccia pulita da bravo ragazzo, sorriso genuino, autentico, una determinazione feroce che gli ha fatto guadagnare il soprannome di ‘roccia’ fin da bambino. Lo stesso nomignolo di Tarcisio Burgnich, il ‘mastino’ dell’Inter e della Nazionale azzurra di calcio che giocava ruvido, ma non veniva mai espulso. Formolo non è un marcatore, ma un attaccante, che si mise in luce poco meno di un anno fa: al Trofeo Melinda, valido per il Campionato italiano su strada: solo Nibali tagliò il traguardo prima di lui. Non un avversario qualsiasi.

Formolo è un atleta da corse a tappe, che non si piega di fronte alle sofferenze e ai tormenti del ciclismo, che sa cosa vuole e soprattutto come ottenerlo. “Vivrò alla giornata, d’ora in avanti. Non cosa cosa può accadere”, il suo ritornello. Di certo, però, dopo il numero di oggi, può accadere di tutto in questa edizione della corsa rosa che è entrata nel vivo con le prime, vere salite (oggi una rampa – breve – fino al 14 per cento di pendenza) e che domani vivrà il primo arrivo in quota, sull’Abetone, in Toscana.

Fabio Aru e Alberto Contador hanno scaldato i muscoli, mettendo alle corde Rigoberto Uran Uran, rimasto troppo presto senza squadra e senza nemmeno troppe energie. Non era una tappa adatta al colombiano, e questo lo si sapeva, non era facile invece pronosticare che perdesse terreno non appena il ritmo si è alzato sulla salita della Bassa, nei pressi del bivio per le Cinque terre. Formolo ha resistito con il gruppo dei fuggitivi e poi, per evitare cattive sorprese – come egli stesso ha ammesso – è partito, creando il vuoto alle proprie spalle. Anche il ct azzurro Davide Cassani se lo gode e pensa a un posto in squadra per lui nel prossimo Mondiale, a Richmond, negli Stati Uniti. “Di certo sta facendo bene, questo ragazzo – spiega Cassani – anche Aru e Nibali, a quell’età, possedevano ‘numeri’ come i suoi”.

Domani Formolo, che in classifica ha mezzo minuto di ritardo dalla vetta del Giro d’Italia, ovvero da Clarke, potrebbe andare addirittura all’attacco della maglia rosa, sempre se i big della corsa lo lasceranno fare, oppure se non lo ritengono già da adesso un avversario pericoloso, considerata la sua propensione per le corse a tappe. Contador appare in buona condizione già dopo pochi giorni, Aru pure, come conferma il suo allungo odierno, che ha stiracchiato il gruppo. Il Giro non ha vincitori annunciati e forse per questo diventa più interessante e appassionante.

(dell’inviato Adolfo Fantaccini/ANSA)

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