Champions: storie della Juve finalista, gioie e tanti dolori

Pubblicato il 14 maggio 2015 da redazione

juventus-barcellona. del piero in azione-foto luca zennaro -

ROMA. – “Finali di Champions League non se ne giocano tante, quando ci arrivi devi vincere”. Da buon capitano Gigi Buffon si è affrettato a lanciare un messaggio chiaro ai compagni della Juventus, dopo aver eliminato in semifinale il Real, a Madrid. Anche perchè quella Coppa è l’oggetto del desiderio e la maledizione bianconera, tra vittorie (due su sette), finali inseguite e finali perse, e soprattutto la tragedia dell’HEYSEL di cui proprio quest’anno cade il trentennale.
A BERLINO, il 6 giugno prossimo, i bianconeri avranno per l’ottava volta l’occasione di portare a Torino il più prestigioso torneo d’Europa per club. Per ora ci sono riusciti in due occasioni, la prima macchiata indelebilmente dai 39 morti dell’Heysel. E’ un rapporto contrastato quello tra la Vecchia Signora e la Coppa Campioni, divenuta poi Champions League, con rare gioie e molte cocenti delusioni. La seconda vittoria del trofeo dalle grandi orecchie fu allo stadio Olimpico di ROMA, contro l’Ajax, il 26 maggio 1996. In panchina c’era Marcello Lippi. Arrivò dal dischetto dopo l’1-1 siglato da Ravanelli e Litmanen.
Così, a 23 anni di distanza, la Juventus si prese la rivincita sui ‘Lancieri’ olandesi che, il 30 maggio 1973 – a BELGRADO – l’avevano battuta nella prima finale giocata, sotto la guida di Vycpalek. Troppo più forte ed espero quell’Ajax, guidato dall’immenso Joahn Cruijff, già vincitore della Coppa Campioni nel 1971 e nel 1972. La rete di Rep dopo appena 5′ bastò per conquistare la terza di fila.
Dieci anni dopo – il 25 maggio 1983 – non andò meglio contro l’Amburgo. La Juve di Giovanni Trapattoni, dei vari Boniek, Bettega, Platini e Paolo Rossi, dominava in Italia e giunse ad ATENE con i favori del pronostico, scortata da un esodo biblico di 30mila tifosi. Ma il sinistro da fuori area di Felix Magath, scavalcando Zoff (9′), spedì la Coppa in Germania.
Il 29 maggio 1985 Platini e compagni sollevarono finalmente la prima Coppa Campioni dei Campioni vinta dalla Juventus. Ma al termine di quella finale vinta per 1-0 sul Liverpool a BRUXELLES non c’era alcunché da festeggiare. Negli incidenti prima dell’incontro erano periti 39 tifosi, schiacciati sulle tribune dalla furia degli hooligan inglesi ebri di alcool, complice una polizia belga impreparata a gestire l’evento. L’aspetto sportivo era ormai passato in secondo piano e si giocò per motivi di ordine pubblico. La Juve vinse 1-0 con la rete di Platini, glaciale nel trasformare il rigore assegnato per un fallo su Boniek, che a molti apparve avvenuto fuori area.
Il 28 maggio 1997, all’Olympiastadion di MONACO DI BAVIERA, altro ko bruciante. Vinse 3-1 il Borussia. Una doppietta di Riedle nel primo tempo e il pallonetto di Ricken nella ripresa resero vano il gran gol di tacco di Del Piero.
Un anno più tardi, ad AMSTERDAM, la Juventus affrontò il Real Madrid. E’ l’era di Zidane, ma il fuoriclasse francese non bastò: 1-0 per gli spagnoli, con rete di Mijatovic nella ripresa. L’ultima chance fallita è forse quella che brucia di più.
Il 28 maggio 2003, a MANCHESTER, si gioca la prima finale Champions tutta italiana. La vince il Milan di Carlo Ancelotti, dopo lo 0-0 al termine dei 120 minuti. Dida frena dal dischetto Trezeguet, Zalayeta e Montero, mentre Shevchenko trasforma l’ultimo penalty. Lippi, che nel ’96 aveva sollevato la coppa a Roma, divenne così anche il tecnico delle tre finali perse.

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