Mattarella, allarme corruzione ma l’Italia non si rassegna

Pubblicato il 14 maggio 2015 da redazione

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TORINO. – “E’ vero, c’è una corruzione che vediamo diffusa come se ci fosse una sorta di concezione rapinatoria della vita”. Parole durissime dal presidente della Repubblica contro la corruzione, l’illegalità, il distacco evidente della gente dalla politica, che sta provocando “una rottura del patto generazionale”. Sergio Mattarella ha scelto un luogo simbolo di Torino, l”Arsenale della pace” del Sermig di Ernesto Olivero, per lanciare un doppio segnale: non si sottovaluti il malaffare generale – gravissime le responsabilità di “una caduta della politica” – che ormai si è innestato come un virus nel tessuto sociale. Gli italiani spesso si “indignano” per la corruzione e poi cedono a comportamenti personali al di fuori della legalità.

Allo stesso tempo Mattarella ha chiesto che non si perda la speranza di un futuro migliore perchè c’è chi “non si rassegna alle difficoltà” e anzi vuole superarle. Niente “pessimismo” quindi (in Italia ce n’è “un eccesso”): piuttosto è l’ora di volgere “il nostro sguardo al futuro” per contribuire tutti a una “ripartenza” del Paese.

Quasi una lezione di etica della politica quella che è venuta dal presidente della Repubblica nella sua prima intensa visita a Torino. Ricca di momenti importanti, dal salone del libro al museo egizio, senza escludere una breve sosta al Duomo per vedere la sacra Sindone. Ma soprattutto densa di messaggi che Mattarella ha concentrato in poche ore. Parlando al Lingotto ha iniziato a costruire il suo richiamo: “avvertiamo rischi di un individualismo che disgrega, manca la mediazione dei corpi intermedi e il cittadino si ritrova solo davanti alle istituzioni. A questi pericoli di solitudine bisogna reagire”, ha premesso spiegando però che i cittadini non possono pensare di avere solo diritti ma hanno anche “doveri”.

Si deve comunque “impedire che si rompano le maglie della comunità”. Un’indubbia fragilità del sistema, quindi. Un camminare sul crinale che per il presidente si deve abbandonare subito con un ritorno alla legalità e riagganciando i giovani sui valori, sull’etica della politica. E affinchè il suo messaggio sia ancora più chiaro Mattarella fa proprie le parole di papa Bergoglio in tutta la loro forza: “i corruttori sono i peggiori peccatori. Parole di fuoco che condivido”.

Non manca neanche un aggancio all’attualità, alle scelte di oggi, quando Mattarella sembra evocare la necessità di riforme, l’indispensabilità delle scelte da parte di chi governa. “Deve essere chiaro che la politica è anche concretezza. Senza la capacità di affrontare i problemi di oggi non sarebbe capita. Il presente è una prova di umiltà per la politica perché la costringe a tradurre i principi in scelte concrete”. Umiltà per il futuro delle nuove generazioni chiamate dal presidente ad agire, ad intervenire, a “far sentire la loro voce senza paura”.

In quest’intreccio spericolato di condanna e speranza il capo dello Stato non fa sconti ai partiti che hanno provocato un “impoverimento” della politica. Ragione per la quale “i giovani si allontanano e perdono fiducia”. Quest’etica della politica non vale solo per casa nostra. La stessa Europa sembra essere bloccata, in preda ad “egoismo” che tradisce il suo stesso passato di civiltà.

L’Unione europea “non può non essere all’altezza della sua storia e dei suoi valori e di fronte a questi fenomeni migratori ha una responsabilità storica”. L’Europa “deve riflettere, sia “accogliente”: sia “per salvare vite umane, sia per evitare dimensioni ingovernabili di flussi”. “Occorre farsi carico del problema”, ha detto con chiarezza.

(Dell’inviato Fabrizio Finzi/ANSA)

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