Pensioni, ad agosto bonus tra 278 e 750 euro

Pubblicato il 18 maggio 2015 da redazione

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ROMA. – Arriva la soluzione al caso pensioni, sotto forma di quello che Matteo Renzi ha già ribattezzato il “bonusPoletti, tutto attaccato”. Gli attesi rimborsi, estremamente parziali rispetto a quanto teoricamente previsto dalla sentenza della Corte costituzionale, saranno una tantum e oscilleranno tra un minimo di 278 euro per gli assegni più cospicui (da 5 a 6 volte il minimo) e un massimo di circa 750 euro per le pensioni più basse (da 3 a 4 volte il minimo, in pratica tra i 1.500 e i 2.000 euro).

I pensionati se li vedranno recapitare in gran parte a partire da agosto, nella nuova data unica del primo del mese, (con una piccolissima parte diluita invece nei mesi successivi), per una spesa totale per lo Stato di quasi 2,2 miliardi di euro, in gran parte coperta con il famigerato, e quanto mai provvidenziale, tesoretto del Def. Una prima indicizzazione (che recupera gli anni 2014-15) partirà a settembre.

Poi nel 2016 ci sarà un adeguamento al costo della vita “più generoso”, secondo le indicazioni del governo, di quanto previsto finora. Vale altri 500 milioni. L’operazione coinvolgerà 3,7 milioni di persone, lasciandone escluse rispetto alla platea potenziale circa 650 mila, quelle cioè che superano la soglia di 3.000 euro al mese, 6 volte il minimo Inps.

Fin qui i numeri, illustrati a grandi linee dal presidente del Consiglio, al termine di un Cdm su cui fino all’ultimo è aleggiato il dubbio. Il decreto, annunciato più volte e puntualmente calendarizzato dallo staff del ministero dell’Economia, è sembrato poter slittare fino all’ultimo momento, causa mancato inserimento da parte di Palazzo Chigi nell’ordine del giorno del Consiglio dei ministri. Alla fine il provvedimento è arrivato, senza temere alcuna ripercussione sulle possibili conseguenze elettorali, ha puntualizzato Renzi, ma per rassicurare l’Unione europea da una parte e i mercati dall’altra.

Ora il provvedimento deve arrivare al Quirinale: Mattarella, come emerso nell’incontro Renzi, ritiene che il provvedimento andava fatto, anche se attende il testo per valutarlo. Il giudizio di Bruxelles, invece, arriverà probabilmente domani, ma l’aver rispettato gli obiettivi di bilancio rappresenta già una garanzia a vantaggio di Roma. L’impatto sui conti pubblici è stato infatti minimizzato al massimo, rimanendo anche al di sotto delle indiscrezioni circolate finora e limitando la spesa ai circa 2 miliardi di euro già annunciati da Renzi in tv.

Un esborso maggiore, con l’adozione di tutte le misure “implicite” alla sentenza della Consulta, avrebbe portato l’Italia in procedura d’infrazione, avrebbe significato eludere la regola del debito, avrebbe richiesto una manovra correttiva e sarebbe costato un’inversione del ciclo economico che ora tende finalmente alla crescita. Le conseguenze, ha ammonito il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan volendo quasi anticipare l’inevitabile pioggia di critiche, sarebbero state quindi di dimensioni “non ancora valutate correttamente dal dibattito generale”. Tradotto dal diplomatico linguaggio del Tesoro, disastrose per l’economia.

Per quanto giocando in anticipo, Padoan non ha però centrato l’obiettivo e non è riuscito a debellare l’ira e la delusione di sindacati, opposizioni e consumatori, che in molti casi preannunciano una pioggia di ricorsi. La Cisl reputa la risposta del governo “inadeguata e insufficiente”, perché il decreto restituisce in media solo 1/6 degli importi complessivamente dovuti. La Uil giudica gli interventi non in grado di rispondere “a nessuna delle indicazioni contenute nella sentenza della Consulta”. Ed anche per lo Spi-Cgil la questione resta sostanzialmente ancora irrisolta. “Non basta un bonus una tantum per sanare gli arretrati – afferma Carla Cantone – perché così si restituisce solo il 30% del dovuto. I governi hanno prelevato dalle tasche dei pensionati 16 miliardi di euro in quattro anni e nessuno sa dove siano finiti mentre alle grandi rendite non è stato chiesto nulla”.

Renato Brunetta si sfoga su Twitter, parlando di un Renzi “spudorato” e capace solo di chiacchiere, mentre Salvini annuncia un ricorso alla Corte di Strasburgo. A mettere a tacere le polemiche di questi giorni ci pensa però lo stesso premier: “Suona paradossale la critica in bocca di chi l’ha votata: noi facevamo altri mestieri, io tappavo le buche a Firenze. E’ il colmo che ora dicano che bisogna restituire tutto, è ridicolo. Noi – rivendica – siamo qui a correggere errori di altri”.

La partita rimane però effettivamente ancora aperta. Il secondo tempo arriverà con la legge di stabilità. Se nel decreto attuale è infatti già prevista una nuova indicizzazione che porterà, secondo Padoan, ad un aumento “permanente” degli assegni, la manovra 2016 sarà l’occasione per una revisione più complessiva della legge Fornero, in direzione di una maggiore flessibilità, per poter andare in pensione prima prendendo meno.

Renzi lo ha annunciato a modo suo: “Se una donna a 62 anni preferisce andare in pensione prima e stare con il nipotino, rinunciando 20-30 euro ma magari risparmiando di baby sitter – ha spiegato – bisognerà trovare le modalità per cui, sempre con attenzione ai denari, si possa permettere a questa nonna di andarsi a godere il nipotino”.

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