Il Fmi alza il Pil dell’Italia, ma bacchetta su privatizzazioni

Pubblicato il 19 maggio 2015 da redazione

Renzi vede Lagarde, anche Fmi chiede a Ue crescita

ROMA.- Il Fondo monetario internazionale promuove le riforme di Renzi e il “buon compromesso” fra risanamento e crescita raggiunto dalla politica di bilancio italiana, alzando a 0,7% la sua stima sul Pil 2015. Ma da Washington arriva anche la bacchettata sulle privatizzazioni finora “deludenti”, con l’invito ad approfittare del rialzo della borsa e tornare ai target più ambiziosi della Legge di Stabilità.

C’è una congiuntura eccezionalmente favorevole per agire, suggeriscono i tecnici del Fmi guidati da Petya Koeva Brooks: l’Italia, che incassa “pieno appoggio” sulle riforme, deve approfittarne per accelerare ulteriormente: aumentando la produttività, favorendo la riparazione dei bilanci bancari (ad esempio disincentivando il mantenimento dei crediti deteriorati), tagliare la spesa per tagliare le tasse.

C’è il ‘quantitative easing’ della Bce, ci sono i prezzi petroliferi bassi e l’euro debole. Tutti fattori che, dopo il buon andamento del Pil nel primo trimestre (+0,3%) hanno spinto il Fmi a ritoccare al rialzo lo 0,5% di stima sul 2015 espresso solo un mese fa, con un miglioramento di un decimale anche della stima 2016 (a 1,2%). E anche sui conti pubblici, il Fmi dà una piena promozione, notando come, a suo avviso, i rimborsi delle pensioni dovuti dopo la sentenza della Corte costituzionale “non dovrebbero modificare” gli obiettivi di bilancio di quest’anno la correzione strutturale di un quarto di Pil concordata con Bruxelles.

Ma Washington avverte anche che l’Italia avrà bisogno di una crescita molto più robusta (le prospettive di lungo termine vengono definite “fiacche”) per affrontare un debito e una disoccupazione così elevati. E proprio sul capitolo del debito arriva il ‘pungolo’ del Fmi, espresso durante il briefing sul rapporto ‘Article IV’ sull’Italia. La Legge di stabilità prevedeva uno 0,7% di Pil di dismissioni in media d’anno, il Def le ha ridimensionate allo 0,4% circa. “Gli obiettivi delle privatizzazioni sono stati abbassati”, invece “sarebbe opportuno ritornare a quegli obiettivi più ambiziosi”, dice la capomissione del Fondo: tanto più che la borsa corre.

Le risponde Yoram Gutgeld, consigliere economico del premier e responsabile per la spending review (che il Fmi “incoraggia”), spiegando alla Bloomberg che le dismissioni “valgono pochi miliardi”, che “non risolveranno minimamente i problemi di debito dell’Italia”. In ballo c’è la vendita del 30,1% dell’Eni, dove Gutgeld spegne le aspettative: “il governo fa bene a mantenere la propria quota” e “non credo che al momento ci sia un piano per la privatizzazione”.

Per il resto, nel briefing con i tecnici del Fondo, presente anche il rappresentante per l’Italia al Fmi Carlo Cottarelli, si percepisce una certa sintonia con l’esecutivo in carica. Tanto che il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, sottolinea in un tweet che “dopo la Ue anche il Fmi condivide la strategia economica del Governo: meno deficit/debito, stimolo alla crescita, riforme strutturali”.

A Washington piace il Jobs Act, “creerà migliori incentivi ad assumere”, anche se “altrettanto importante” sarà attuare la parte mancante della riforma del lavoro (agenzie ispettive e ammortizzatori sociali). Pieno appoggio alle “ottime riforme” fatte finora, alla pubblica amministrazione alle banche popolari, anche se il Fmi esorta Roma a fare di più approfittando del “momento propizio”.

(di Domenico Conti/ANSA)

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