Treni di nuovo fermi in Germania, Deutsche Bahn tratta

Pubblicato il 19 maggio 2015 da redazione

German train drivers' strike

BERLINO.- Per la Germania è quasi surreale: dopo appena una settimana, sono di nuovo in sciopero i macchinisti tedeschi, e il Paese, a partire da domani, sarà ancora una volta letteralmente paralizzato. Alle 2 del mattino parte il blocco della circolazione dei convogli destinati ai passeggeri; i treni merce sono già fermi da oggi, ore 15.

Due le novità di questo film gia visto – ormai un incubo per gli utenti – che ha anche costi consistenti (750 milioni i danni dell’ultima volta): innanzitutto la data della fine di questa ennesima protesta guidata dal piccolo sindacato Gdl è ancora da definire. E Claus Weselsky, il leader sindacale che sta portando avanti una mobilitazione assolutamente eclatante, ha affermato che lo stop a treni regionali, interregionali e metropolitani potrebbe durare anche più a lungo dell’ultima: fino al 10 maggio la circolazione su ferro a livello federale è stata fermata per 6 giorni, con lo sciopero più lungo della storia del gruppo ferroviario tedeschi (21 anni).

La seconda novità è che Deutsche Bahn stavolta non ha perso tempo, annunciando d’essere disposta a trattare immediatamente: il tavolo dei negoziati è stato riaperto già nella giornata di oggi, e i colloqui, ancora in corso in serata, si svolgono in una località ‘segreta’ di Francoforte sul Meno. Ma cosa spinge questo leader sindacale a scatenare una guerra del genere, esasperando i tedeschi e diventando inviso a tutti coloro che rimarranno presumibilmente “a piedi” anche per la festività di Pentecoste?

La vera battaglia della GDL non consiste tanto nelle rivendicazioni salariali &ndash l’aumento in busta paga e la diminuzione di un’ora di lavoro alla settimana &ndash ma in quella di rappresentare anche altre categorie del personale, ottenendo così la possibilità di “crescere” come organizzazione. Una necessità che s’impone per un sindacato che voglia ancora esistere in futuro, alla luce della legge che sarà varata venerdì prossimo in Parlamento: in base alla quale a contrattare con i datori di lavoro le tariffe saranno nei fatti soltanto i sindacati più grandi.

Di fronte a questa prospettiva, nessuno per ora è riuscito a convincere Weselsky, che ha fatto saltare ogni tentativo di mediazione – perfino Angela Merkel l’aveva auspicata a inizio maggio di fronte a proteste che hanno la caopacità di incidere sul pil della locomotiva – e si è limitato a dire, avvertendo ieri della nona tornata di sciopero nell’ambito dei questa mobilitazione, che il ritorno alla normalità sarà annunciato con 48 ore di anticipo.

Se c’è un modo per “mediare”, scrive la Frankfurter Rundschau in un commento, è “cestinare” la cosiddetta “Tarifeinheitgesetz”, la normativa sulla unificazione della trattativa sui salari.

(di Rosanna Pugliese/ANSA)

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