Juve stella d’argento, dopo lo scudetto anche la Coppa Italia

soccer match against SS
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 ANSA/ALESSANDRO DI MEO

ROMA. – Vent’anni dopo la doppietta è realtà, aspettando il sogno che si chiama ‘triplete’. A Massimiliano Allegri riesce tutto, anche quello che il suo illustre predecessore, Antonio Conte, aveva mancato: dopo lo scudetto stravinto senza storie, la Coppa Italia finisce nella bacheca bianconera in un’annata che si profila davvero da mille e una notte.

Il decimo trofeo nazionale per la Vecchia Signora che in casa della Lazio non fallisce la seconda missione di una stagione già memorabile e si cuce addosso pure la stella d’argento. Un trofeo che mancava dal ’95 quando in panchina c’era Marcello Lippi (ora spettatore, insieme al ct azzurro di oggi Conte, nella super tribuna impreziosita dalla presenza del capo dello stato, Sergio Mattarella alla sua prima uscita calcistica) a trascinare la Juve di allora all’accoppiata titolo-coppa.

All’Olimpico finisce 2-1 l’attesa sfida con i biancocelesti, dopo una gara che aveva fatto sognare scintille, accesa in dieci minuti da un uno-due Radu-Chiellini e poi invece trascinata verso i supplementari con tanta corsa e pochi lampi. Lazio che pure non ha trovato in Felipe Anderson e Miroslav Klose i suoi soliti gioielli ma era sembrata più aggressiva, a caccia della settima coppa che invece sfuma in casa. Per Pioli la Juve resta un tabù. Ora resta da giocarsi le ultime chance per il secondo posto già lunedì prossimo nel derby-Champions con la Roma.

I bianconeri si schierano con il 3-5-2: in difesa il trio Chiellini-Bonucci-Barzagli, che ben figura, in avanti lo spagnolo Llorente, come previsto al posto dell’uomo Champions, Morata, squalificato. E al suo fianco Tevez. La Lazio risponde con il 3-4-3. In attacco Pioli punta su Candreva e Anderson a supportare Klose. Nemmeno il tempo di prendere confidenza con l’erba dell’Olimpico che la Lazio gela subito la Juve con il gol di Radu che di testa raccoglie il calcio piazzato di Cataldi. Storari la tocca ma la palla è in rete.

La partita è subito vivace e la risposta bianconera certo non si fa attendere: l’azione del’immediato pari dei campioni d’Italia arriva con una punizione dalla trequarti di Pirlo, torre in aria di Evra e Chiellini, tra i migliori, da due passi segna l’1-1. Ma dopo le due reti il ritmo non decolla e fino alla mezzora il match non offre altri spunti: se non un tiro debole di Cataldi dopo un allungo di Anderson, non in serata di grazia. Ma il brivido arriva al 32′ con un destro al volo di Parolo che esce di poco alla destra del portiere bianconero. Il primo tempo scorre via e il risultato resta di parità.

Nessun cambio alla ripresa. E nemmeno troppa incisività: del resto anche i due gol in avvio sono stato frutto di due punizioni e non di giocate mirabolanti. La Lazio preme un po’ di più, Llorente all’inizio del secondo tempo ha una chance di andare in porta ma viene anticipato da Berisha. Poi sempre bianconcelesti più convinti, ma davvero pochi affondi degni di una finale di Coppa nazionale. Al 26′ esce Radu, autore del gol del momentaneo vantaggio per un problema muscolare, al suo posto Pioli manda in campo Mauricio.

Al 37′ fuori anche Klose, davvero l’ombra del campione che tanti punti ha fatto conquistare in campionato: dentro Djordjevic, che lascia passare un giro di lancette e si ritrova praticamente solo davanti a Storari, ma il tocco è fiacco e l’occasione persa. Anche Allegri opta per un cambio in attacco, e manda Matri al posto di Llorente. E pure per il neo entrato bianconero subito la chance del gol decisivo: l’attaccante raccoglie una palla morbida del prezioso Pirlo, scatta sul filo del fuorigioco e mette dentro. Ma l’arbitro annulla.

Nel finale dei tempi regolamentari si vede per la prima volta Tevez con un tiro al limite dell’area, alto sopra la traversa. E così i novanta minuti non bastano per decretare il vincitore.

In avvio dei supplementari la Lazio manca il ‘golden’ gol ancora con Djordjevic stavolta sfortunato perché con un sinistro potentissimo colpisce il palo e la palla rimbalza sull’altro. Giusto il tempo di mettersi le mani nei capelli. La Juve cinica invece non perdona e Matri stavolta fissa il colpo del ko con un tiro dall’area piccola, dopo una respinta della difesa della Lazio: Berisha tocca il pallone, ma non basta. Pioli prova la carte della disperazione (Keita al posto di De Vrij). Ma non serve. La coppa va a Torino, e i tifosi bianconeri cantano ‘andiamo a Berlino’. Dall’Olimpico parte la corsa al sogno che si chiama Champions e triplete.

(di Alessandra Rotili/ANSA)

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