Giro d’Italia: Gilberti, numero da fuoriclasse e Contador allunga

98th Giro d'Italia: Spanish rider Alberto Contador (C) of the Tinkoff-Saxo

VICENZA. – La smorfia di stanchezza mista a delusione è lo specchio del temporale che si è abbattuto a più riprese sulla 12/a tappa del 98/o Giro d’Italia di ciclismo, vinta alla sua maniera da Philippe Gilbert e al termine della quale Alberto Contador si è cucito addosso un altro pezzo di maglia rosa. Lo spagnolo ha tagliato il traguardo alle spalle dell’ex campione del mondo, nei pressi del santuario di Monte Berico, a un tiro schioppo da Vicenza, ed è riuscito a mettere altri secondi dai rivali più agguerriti. Primo fra tutti Fabio Aru, che già ieri aveva dato segnali di affaticamento, principio di un cedimento temuto, rispondendo con un certo ritardo alle ‘sollecitazioni’ del ‘Pistolero’.

Oggi la realtà (dura per il ciclismo italiano che corre senza Nibali) ha preso il posto dei timori e Aru ha visto dilatarsi il ritardo dalla vetta della corsa rosa: da 3″ a 17″ in classifica, dopo gli 8″ di distacco rimediati oggi, ai quali si aggiungono i 6″ di abbuono per il secondo posto ottenuto. Il totale sale dunque appunto a 17″ che, alla vigilia delle grandi montagne, non rappresenta un dato particolarmente preoccupante, ma lo diventa in relazione ai segnali connessi alle smorfie, agli sguardi e soprattutto alle gambe di Aru, che sembrano non rispondere come sull’Abetone.

L’impressione crescente è che Contador stia giochicchiando con gli avversari, che sia lui il padrone del Giro. Almeno in questo momento. Un colpetto oggi, un allungo domani, di secondo in secondo cresce il vantaggio dello spagnolo, che rischia di vincere il Giro d’Italia dopo avere superato anche una sublussazione alla spalla sinistra, per la caduta di Castiglione della Pescaia. Ma non solo: Contador, centellinando i distacchi, può ripetere l’impresa del 2008, quando si aggiudicò il Giro senza vincere alcuna tappa. Con il minimo sforzo, insomma.

Aru ha attribuito a “un calo di zuccheri” la propria dèbacle nel finale vicentino e solo le prossime tappe potranno dire se si tratta di una crisi passeggera, oppure dell’inizio di un tracollo. E’ apparso in ripresa, invece, Rigoberto Uran Uran, che ieri è caduto prima di arrivare a Imola e ha rischiato di fermarsi definitivamente. Adesso, tenuto conto dell’approssimarsi delle grandi salite, ma soprattutto dell’interminabile cronometro di Valdobbiadene, il colombiano potrebbe anche sbloccarsi e ripetere il podio degli ultimi due anni.

Resta il successo conquistato oggi dal vallone Gilbert, specialista di grandi corse in linea, che in carriera ha vinto tutto il possibile: dalla Freccia Vallone all’Amstel gold race, compreso il Mondiale su strada a Valkenburg, nel 2012. Il corridore della Bmc è scattato sull’ultimo strappo, risucchiando l’estone Tanel Kangert dell’Astana e Franco Pellizotti dell’Adroni giocattoli-Sidermec, che si sono inchiodati sul più bello. Fra due ali di folla, sulle strade del possibile Mondiale 2020, Gilbert è volato verso un successo strepitoso, frutto di un’attenta programmazione, ma anche di forza, esperienza, determinazione.

Deluso il toscano Diego Ulissi, fermato da una foratura, ma bravissimo a riportarsi con i migliori, ma soprattutto a ottenere un terzo posto da applausi. La tappa passerà alla storia anche per i numeri da vero e proprio equilibrista del francese Alexandre Geniez, che più volte è stato a un passo dalla caduta, ma è sempre riuscito a rimanere in sella. Un vero miracolo. Non c’è riuscito, invece, Simon Gerrans, il cui Giro finisce in Veneto.

(dell’inviato Adolfo Fantaccini/ANSA)

Condividi: