Expo: grandi religioni e l’accordo sull’etica del cibo

EXPO

MILANO. – L’etica del cibo è trasversale: rispetto per la terra e per l’uomo che la lavora, no alle speculazioni, lo spreco è una piaga. All’Expo di Milano, rappresentanti delle grandi religioni si sono confrontati sui temi della produzione e del consumo alimentare.

Lo scontro che finora ha caratterizzato la manifestazione, quello fra la ‘filosofia’ delle grandi compagnie e i ‘valori’ del vivere slow, non è stato menzionato. Ma il rappresentante della chiesa anglicana, Vickie Sims, ha citato le virtù del commercio equo e solidale, mentre il monaco tibetano Tenzin Khenze ha concluso il suo intervento parlando di quelle “multinazionali che stanno facendo tutto ciò che qua abbiamo detto essere sbagliato”.

Sugli Ogm nessuno ha preso posizione, ma l’invito più frequente è stato ad abbandonare l’approccio emotivo e a privilegiare un confronto su dati scientifici. Insomma, il botta/risposta dei giorni scorsi fra Carlin Petrini e McDonald’s – con la catena di fast food che ha definito “retorica terzomondista” le critiche del fondatore di Slow food – ha di fatto ‘battezzato’ l’argomento da cui non può prescindere chi voglia affrontare il tema di Expo 2015: “Nutrire il mondo, energia per la vita”.

Non a caso, nel suo intervento al confronto interreligioso, il ministro alle politiche agricole Maurizio Martina ha lanciato un appello: “Non animiamo la polemica fine a se stessa, ma iniziative che avvicinino mondi diversi. Expo serve anche ad avvicinare ciò che finora è a distanze che rendono incomunicabili alcuni mondi”.

Su come “nutrire il mondo” McDonald’s e Slow Food paiono non comunicare. Il mondo religioso, invece, ha dato tutt’altra impressione. “L’assunto condiviso – hanno sintetizzato gli organizzatori dell’incontro – è quello del cibo come valore da non sprecare, perché sostentamento per il corpo e per l’anima”.

A Expo, la prima ad affrontare il tema da un punto di vista religioso era stata la Caritas. Con una posizione netta: per combattere la fame nei Paesi in via di sviluppo, aveva spiegato il segretario generale Michel Roy, “si devono aiutare i piccoli agricoltori, non le produzioni su grande scala”. La terra, ha ribadito il vicario della Caritas ambrosiana, Luca Bressan, “è un giardino che Dio ci ha dato per nutrire tutti”. Per l’imam della comunità religiosa islamica italiana, Hamid Abd al Qadir Distefano, “in questi ultimi tempi c’è stato un approccio speculativo, con la massimizzazione dei profitti. Dobbiamo impedire un’alterazione della creazione, la natura va contemplata come specchio di Dio”.

“L’uomo non è al centro dell’universo – ha detto il vicepresidente dell’Unione Induista Svamini Hamsananda Ghiri – ma ne è parte e ha il dovere di rispettarlo”. Il punto di vista ebraico: “Quando Dio ha posto Adamo nel giardino dell’Eden, gli ha detto: questo è ciò che ho creato, usalo ma non distruggerlo”. Quindi, bisogna tenere la produzione e il consumo di cibo “al riparo degli interessi economici e dall’ingordigia”, ha riassunto il Pastore Giuseppe Platone, della Chiesa Evangelica Valdese.

(di Giampaolo Grassi-ANSA)

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