Isis: Michelle Obama prostituta, provocazione shock

First Lady Michelle Obama delivers remarks during a ceremony to present the 2015 National Medal for Museum and Library Service

WASHINGTON. – La provocazione dell’Isis arriva diretta fino alla Casa Bianca: “Michelle Obama è una prostituta”. E’ l’ultimo intervento shock dei terroristi dell’Isis che non smettono di diffondere video di violenze e torture cruente con una potente macchina di propaganda che non si ferma davanti a nulla: non più solo guerra e morte nell’incessante sforzo di fare proseliti, ma anche insulti e calunnie estreme contro il nemico.

Così i terroristi in un articolo sulla loro rivista propagandistica Dabiq attaccano la First Lady degli Stati Uniti arrivando anche a darle un prezzo: “neanche un terzo di dinaro”. Intitolato ‘ragazze schiave o prostitute’, il folle articolo ripreso da diversi media internazionali, sarebbe stato scritto dalla ‘sposa della jihad’ Umm Sumayyah Al-Muhajirah: una sorta di ‘firma’ di prestigio per la rivista jihadista, come un influente editorialista che detta la linea.

Questo il tono dell’inquietante intervento che difende persino il rapimento di giovani ragazze, sfruttate poi dai jihadisti come schiave del sesso, fino a scagliarsi contro chi condanna il rapimento e lo sfruttamento di giovani donne. “Qual è la vostra religione? O la vostra legge? ditemi chi è il vostro signore? Come vi permettete di giudicare?”, scrive la ‘sposa della jihad’, con riferimento alla cattura delle giovani donne yazide che, secondo le Nazioni Unite, sarebbero state trasformate in schiave del sesso e vendute all’asta dai leader dell’Isis.

Un delirio che va avanti per paragrafi di invettive e insulti in un nuovo potente strumento, un’arma affilata ad arte per adempiere a due scopi contemporaneamente: provocare l”avversario’ e galvanizzare i seguaci, incitarli, aizzarli. Strumenti psicologici non nuovi, ‘classici’ quasi in una guerra come quella dichiarata dall’Isis, ma che in un mondo globalizzato si amplificano e amplificano il loro potenziale effetto.

Nessun commento, nessuna reazione a Washington, naturalmente. Anche se il tema della lotta all’Isis è certo all’ordine del giorno negli Stati Uniti e non manca di accendere il dibattito tra chi vede nella linea del presidente Barack Obama un fallimento e chi invece mantiene il punto e il ‘No’ all’invio di truppe di terra.

Per Obama il mandato non cambia, nemmeno dopo la presa di Ramadi, tanto che oggi il suo segretario alla Difesa Ash Carter si e’ spinto fino a dire che nelle forze irachene ”manca la volontà di combattere”, sottolineando che gli Usa possono ”partecipare alla sconfitta dell’Isis ma non possono fare dell’Iraq un posto decente in cui vivere… non possiamo sostenere la vittoria, soltanto gli iracheni possono farlo”.

(di Anna Lisa Rapanà/ANSA)