Siamo all’atto finale: la Grecia non pagherà il Fmi

Pubblicato il 26 maggio 2015 da redazione

epa04613366  applaud as they listen the speech of Finance Minister Yanis

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CARACAS – Prima erano solo sospetti, poi sono diventate voci incontrollate adesso arriva la conferma ufficiale: la Grecia non pagherà i prossimi rimborsi al Fondo Monetario Internazionale pari a oltre un miliardo e seicento milioni di euro. Nonostante una parziale smentita nella giornata di ieri, Atene alza i toni e apre l’ultimo capitolo di una saga infinita: il cerchio si chiude arriva la minaccia finale del debitore al creditore: “Non paghiamo i nostri debiti, i soldi sono finiti”. La dichiarazione del ministro dell’Interno Nikos Voutsis viene accompagnata dalle parole del Ministro delle Finanze greco Yanis Varoufakis:

“Negli ultimi quattro mesi, Atene ha dovuto affrontare il pagamento degli stipendi e delle pensioni e cedere il 14% del Pil ai suoi creditori. È un processo che alla lunga non saremo in grado di sostenere”. Ma all’interno dello stesso esecutivo ellenico c’è molta confusione perchè Alexis Tsipras, premier greco, conferma la volontà di restare nell’euro, appoggiato anche dal suo collega greco Michel Sapin, il quale a sua volta dichiara che non esiste nessun piano B per la Grecia ma solo la necessità di trovare un accordo coi suoi creditori.

A quanto pare l’incertezza del governo rispecchia la realtà della popolazione ellenica: confusa e arrabbiata. Numeri alla mano il 54% dei greci appoggia l’operato del governo, il 60% crede che il governo deve continuare su questa strada e il 90% è contrario al taglio delle pensioni. Eppure il 71% vuole che Atene resti nell’euro. Un ragionamento piuttosto confuso che pretenderebbe di restare all’interno della moneta unica praticamente senza fare i principali tagli e riforme chiesti proprio dalle istituzioni dell’Eurogruppo. E questo non è possibile. Siamo all’epilogo? Razionalmente sembra paradossale un epilogo del genere perchè resta la consapevolezza che l’uscita di Atene dall’euro sarebbe una catastrofe per tutto il sistema.

Catastrofe di cui ormai anche Mario Draghi, membro della Bce non esista a parlarne, quasi volesse prospettare la possibilità, in alcuni casi sempre più concreta, di una dissoluzione della moneta unica.
E a confermarlo, di nuovo, anche Varoufakis il quale ricorda: “L’uscita di Atene dalla moneta unica sarebbe l’inizio della fine per il progetto dell’euro”.

Infatti non più di 48 ore fa il numero uno della Banca Centrale europea, ha smentito se stesso affermando che: “ Alla luce delle divergenze strutturali che caratterizzano i vari paesi della zona Euro, non è da escludere che, nel caso in cui non dovessero essere attuate quelle riforme radicali saranno possibile, sul lungo termine, una serie di ricadute che potrebbero portare anche al collasso della moneta unica e, quindi, al ritorno delle divise nazionali”.

Praticamente, ciò che finora è stato detto quasi come ricatto dai vari Varoufakis e Tsipras, adesso passa in mano a Mario Draghi, lo stesso che, dopo aver fatto “tutto ciò che era in suo potere per salvare l’euro”, in un futuro non tanto lontano, potrebbe decretarne la fine.

In tutto questo, come se il fato volesse dare anche un ennesimo segnale, arriva la notizia della vittoria di Podemos nelle amministrative in Spagna: il movimento di piazza guidato da Pablo Iglesias riesce a conquistare Barcellona e Madrid mettendo anche fine al bipartitismo iberico che finora aveva avuto come protagonisti indiscussi Pp e Psoe i quali, adesso, devono registrare un calo tra i peggiori della loro storia e che oggi, per governare a livello locale, devono scendere a patti con le nuove realtà politiche di Podemos e Ciudadanos. La Grecia non pagherà il Fondo Monetario Internazionale, in Spagna avanzano gli euroscettici, la Bce parla di euro non più irreversibile dopo aver distrutto intere economie pur di riuscire a renderlo tale, chi nell’euro non c’è, vedi la Gran Bretagna, non vuole più stare nemmeno all’interno dell’Unione Europea: cosa sta succedendo?

(Gennaro Buonocore/Voce)

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