Industria fuori dalla crisi, bene ricavi e redditività

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MILANO. – L’industria italiana è ufficialmente fuori dalla crisi. Lo afferma la ricerca sul settore di Prometeia e Intesa SanPaolo, mettendo in luce i primi convinti recuperi di fatturato e una discreta ripresa della redditività. Ma anche come a fine 2019 la crisi si sarà ancora ‘mangiata’ 100 miliardi di ricavi annui, con investimenti che rimangono deboli e prezzi che non ripartono.

Anzi, quello dei prezzi alla produzione è uno dei dati più sorprendenti della ricerca: nel 2013 e nel 2014 sono stati praticamente fermi, mentre quest’anno dovrebbero segnare un calo: -0,2%, per poi crescere dello 0,4% nel 2016 e dell’1,1% nel 2017.

Ma sono molto più numerosi i segnali positivi, che fanno dire al responsabile degli studi economici di Intesa Sanpaolo, Gregorio De Felice, che “la ripresa c’è ed è confermata finalmente dai numeri”. Il dato più evidente è quello dell’aumento del fatturato industriale dell’1,8% quest’anno a prezzi costanti, con un recupero di oltre 13 miliardi di euro, 11 dei quali derivanti dall’export.

“Per il 2015 e il 2016 prevediamo un aumento del Pil italiano dell’1% medio annuo, in accelerazione dalla seconda parte di quest’anno: per due terzi – spiega De Felice – la crescita è generata da fattori esterni quali cambio, energia e politica monetaria mentre solo il resto viene da fattori interni, come misure di sostegno ai redditi bassi e i famosi 80 euro”.

Per l’industria il segnale cruciale è comunque quello della redditività: l’assenza di tensioni sul versante dei costi, l’accelerazione della domanda mondiale e la maggior libertà nella fissazione dei listini grazie alla debolezza dell’euro stanno sostenendo anche un marcato recupero dei profitti, attesi a fine 2015 tornare sopra l’8% con il margine operativo lordo e una redditività della gestione caratteristica (Roi) al 5,6% quest’anno contro il 4,6% del 2014.

Un parametro che salirà nel 2016 al 6% e nel 2017 al 6,6%. La ricerca vede infine per la domanda interna di beni durevoli “processi di sostituzione non più rinviabili, l’apporto dei consumi effettuati dai turisti stranieri e il rimbalzo degli investimenti in mezzi di trasporto.

Ancora nullo invece il contributo degli altri investimenti, con una debole crescita di quelli in macchinari, annullata dall’ulteriore calo di quelli in costruzioni”, concludono Prometeia e Intesa SanPaolo.

(di Alfonso Neri/ANSA)

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