Papa: italiani non mettete da parte I Promessi sposi

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CITTA’ DEL VATICANO . – “E voi italiani nella vostra letteratura avete un capolavoro sul fidanzamento”, “è necessario che i ragazzi che lo conoscano, che lo leggano”, “non lasciate da parte questo capolavoro che la letteratura italiana ha offerto proprio a voi, andate avanti, leggetelo e vedrete la bellezza, la sofferenza, ma anche la fedeltà”. Parola di Papa, durante l’udienza generale in piazza San Pietro.

Del “capolavoro” papa Francesco neppure dice il titolo, ma nessuno ha dubbi, non può essere che la storia di Renzo e Lucia, – fidanzati vessati da un prepotente e perseguitati dai suoi complici, umili travolti dalla storia, dai tumulti sociali, dalla peste, dagli scrupoli religiosi, ma il cui amore alla fine – dopo un susseguirsi avvincente di pagine, di emozioni, di rovesci e di sentimenti – ha avuto la meglio. Ma complice di don Rodrigo è la vigliaccheria di un prete, don Abbondio, ricorda Alberto Asor Rosa, che “Bergoglio sembra dimenticare”. O forse, dice ancora Asor Rosa “il papa aspira ad essere un pò padre Cristoforo”.

“Quel ramo del lago di Como che volge a mezzogiorno..”, uno degli incipit più famosi della letteratura universale, Jorge Mario Bergoglio lo ha imparato da bimbo dalla nonna Rosa Sivori. A settembre 2013 aveva letto tre volte i “Promessi sposi” e lo teneva sul comodino per rileggerlo. La sua passione per il Manzoni è fuor di dubbio, la sua conoscenza del capolavoro – lui, argentino, – superiore a quella di tanti italiani.

Probabile però il Pontefice ignori la classifica di Skuola.net, che ha messo il volume del Manzoni tra i primi cinque “mattoni”, “odiati” dagli studenti. E chissà cosa avrà pensato papa Francesco quando, recentemente, Renzi ha dichiarato:” i Promessi sposi a scuola andrebbero aboliti per legge”, “studiarli rende quello che e’ un capolavoro, un libro odioso per gli studenti”.

Ma papa latinoamericano e premier toscano concordano sul titolo di “capolavoro” da riconoscere all’opera dell’Alessandro nazionale. E mentre il Papa parla, in sala stampa i cronisti organizzano una verifica: i Promessi sposi erano ancora nei programmi scolastici nei loro anni di liceo? Giovanna Fenu, che ha insegnato lettere allo scientifico spiega: “fino al 2010, quando sono andata in pensione, erano di programma; certo, non è che ce la facessi sempre a far leggere tutti i capitoli”.

Lorenzo Argentieri, che allo scientifico “Primo Levi” di Roma insegna ad amare i libri anche a chi avrebbe anche fatto a meno di leggerli, risponde con un sms: “Certo! In secondo anno si leggono per intero o quasi”. Dunque aveva ragione lei, la terribile professoressa Cerri che insegnava lettere al Visconti e che assegnava i Promessi sposi tra i libri da leggere nell’estate del quarto ginnasio: “altrimenti in quinto li prendete come un obbligo e cominciate ad odiarli”, diceva.

(giovanna.chirri@ansa.it)

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