Tra Renzi e Marchionne, dalla diffidenza all’entusiasmo

Pres. Renzi visita lo stabilimento FCA di Melfi

ROMA. – É una storia di alti e bassi quella che lega Matteo Renzi e Sergio Marchionne. É una storia che ha alternato dure accuse a convinti sostegni. E così, negli anni, negli ultimi cinque anni, Marchionne, per Renzi, si è trasformato da investitore a traditore e poi ancora in vincitore, tanto da dirsi “gasatissimo” dai suoi progetti. E così, negli anni, Renzi, per Marchionne, si è trasformato dalla “brutta copia di Obama”, da “sindaco di città piccola e povera” al “ragazzo veloce”, a colui che gli piaceva “molto perché fa” e che andava sostenuto senza se e senza ma.

Storia di stop and go, dunque. Ieri, a Melfi, l’uno ha difeso le scelte dell’altro. Ma tra i due le cose non sono andate sempre così. Anzi. Era la fine del 2010 quando Renzi si disse “dalla parte di Marchionne, dalla parte di chi sta investendo nelle aziende quando le aziende chiudono”. Era il tempo del referendum alla Fiat sull’accordo di Pomigliano sulle condizioni di lavoro, quello che spaccò i sindacati e sul quale pesava la decisione dell’Ad Fiat di investire 700 milioni di euro per il trasferimento della produzione del modello Panda dalla Polonia in Campania.

La frattura si creò un paio di anni dopo. Nel settembre 2012 Renzi non usò mezzi termini. Si disse “deluso” da Marchionne: “Non sono io che devo cambiare idea rispetto al mio sì è lui che ha cambiato idea”, spiegò l’allora sindaco di Firenze. E poi ancora: “É stato Sergio Marchionne a cambiare linea perché non ha più i venti miliardi da investire su Fabbrica Italia”. La goccia, questa, che fece traboccare il vaso e soprattutto l’idillio.

Marchionne ci andò giù duro e Renzi lo definì così: “Pensa di essere come Obama ma ha ancora molta strada da fare”, una “brutta copia” e per di più “è solo il sindaco di una città piccola e povera”. Rottura fu e accuse anche. “Si sciacqui la bocca parlando di Firenze”, rispose Renzi, “noi abbiamo fatto il Rinascimento lui la Duna” e poi l’accusa di avere la “macchia di aver preso in giro lavoratori e politici dicendo una cosa che non avrebbe fatto”.

L’uno contro l’altro, dunque. Poi, però, Renzi vinse le primarie, divenne presidente del Consiglio e tra i due tornò “l’amore”. Insomma, si cambiò verso. Da allora quasi non si contano gli apprezzamenti del numero 1 della Fiat, poi Fca, per Renzi: “É dirompente”, “sono orgoglioso di lui”, “deve andare avanti”, “ci dà l’indirizzo chiaro”, “ha fatto in 11 mesi quanto non fatto da anni”.

E non si contano nemmeno gli apprezzamenti di Renzi. Uno su tutti, in visita allo stabilimento di Mirafiori, a febbraio scorso, laddove esordì: “Sono gasatissimo dai progetti di Marchionne”. L’ultimo assist, prima di oggi, è di soli cinque giorni fa. E Marchionne, oltre che come imprenditore Renzi lo “promuove” pure come sindacalista: “Dal punto di vista del sindacato vince 3 a zero e Landini si butta in politica”.

(di Patrizia Sessa/ANSA)

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