Giro d’Italia: Contador trionfo a Milano, Aru applausi e rimpianti

 after winning the 98th Giro
after winning the 98th Giro

MILANO. – Alberto Contador trionfa senza sorprese in corso Sempione a Milano e si annette definitivamente la seconda maglia rosa di una carriera caratterizzata da più luci che ombre. La terza ‘camiseta’ rosa gliela tolse il Tas di Losanna per il caso di Clenbuterolo. E’ una vittoria sotto molti aspetti annunciata, quella dello spagnolo, ma non per questo meno facile. Anzi.

Fino a ieri, i rivali più agguerriti, Aru – applauditissimo – e Landa, rispettivamente secondo e terzo sul podio milanese (con Visconti in maglia azzurra di leader del Gpm e Nizzolo con quella rossa di detentore della classifica a punti), hanno provato a detronizzarlo, con un’azione di forza sullo sterrato del Colle delle Finestre. Sul crinale della ‘Cima Coppi’, nell’unico giorno di autentica crisi, il ‘Pistolero’ è arrivato a pezzi, ma non ha mollato, come del resto non si era lasciato andare lo stesso Aru in altre tappe drammatiche, come quella del Mortirolo con l’arrivo sull’Aprica.

Contador è il ‘conquistador’ della corsa rosa fra le più dure degli ultimi anni, un corridore per ogni stagione, completo, esperto, forte, bravo e capace a gestire anche le situazioni più complicate. Lo spagnolo, alla vigilia della stagione, ha annunciato di voler puntare alla doppietta Giro-Tour e ha già percorso metà del proprio cammino. Il bello (o il brutto, dipenderà da tante cose), come egli stesso ha ammesso dopo avere alzato il trofeo di Rcs-La Gazzetta dello Sport, deve ancora venire. Il Tour, infatti, è un’altra cosa.

Contador ha vinto senza strafare, ma anche senza gestire con avarizia la corsa, alla Indurain. E’ vero che non ha vinto alcuna tappa, come nel 2008, ma gli fa da contraltare l’impresa sul Mortirolo – dove ha dribblato gli avversari come birilli, sorpassandoli a doppia velocità, come Pantani nella tappa a Oropa – quando i due inseguitori dell’Astana hanno provato a metterlo alle corde, in seguito a una spaccatura del gruppo.

Contador non si è risparmiato quando c’era da spendere energie e non ha fatto salti mortali per giungere per sul traguardo davanti a tutti. E’ stato un attento ragioniere, ma non ha gareggiato con la calcolatrice in mano, mentre gli avversari si eliminavano a vicenda. Qualche scelta sbagliata dell’Astana lo ha favorito e, quando Aru si è svegliato, era ormai troppo tardi. Le scorribande di Landa nelle salite più difficili sono rimaste imprese fine a se stesse. Forse, la squadra kazaka avrebbe potuto gestire meglio le proprie risorse.

La vittoria di Contador è sacrosanta, ma il trionfatore morale della corsa può essere considerato Fabio Aru, per il quale il pubblico si è spellato le mani anche oggi a Milano.

Il ‘Tamburino sardo’ ha vinto due tappe mitiche e ha visto assottigliare il proprio ritardo dalla maglia rosa, che è riuscito a indossare. Il futuro è suo. Sono mancati all’appello altri due possibili protagonisti come il colombiano Uran e l’australiano Porte: il primo non era in forma, il secondo non è pervenuto nemmeno nella lughissima crono (ah, se fosse stata meno lunga di una ventina di km, magari il ritardo di Aru poteva essere più contenuto), ovvero sul terreno preferito. L’australiano non si è dimostrato all’altezza di una corsa così impegnativa.

L’ultima tappa ha incoronato il belga Keisse, al termine di un uno contro uno con l’australiano Durbridge. Non c’è stata la volatona finale, ma cambia poco. A esultare, alla fine, è stato solo Contador. Senza ‘se’ e senza ‘ma’.

(dell’inviato Adolfo Fantaccini/ANSA)

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