Orfani dell’esperto anti-sequestro

Se da un lato sono diminuiti, dall’altro sono in aumento. Nessuna contraddizione, purtroppo. Infatti, se ufficialmente il numero dei sequestri di connazionali si è ridotto, la realtà indiscutibile e triste è che gli episodi non denunciati sono in crescita. Il caso del povero Di Giulio, ucciso mentre si opponeva al rapimento, è solo la punta di un enorme iceberg. E’ balzato agli onori della cronaca perché i delinquenti prima di fuggire e rendersi “uccel di bosco”, lo hanno freddato a colpi di pistola. Se il sequestro fosse andato in porto, come era nella speranza dei malviventi, nessuno ne avrebbe parlato. Sarebbe rimasto probabilmente un segreto gelosamente custodito dentro quelle stesse quattro pareti dove oggi si piange la sua morte. Probabilmente sarebbe stato pagato il riscatto impegnando ogni bene, qualora ce ne fosse stato stato bisogno. E il connazionale sarebbe, forse, tornato a casa sano e salvo. In realtà questa è solo un’ipotesi, visto la violenza che oggi si vive nel Paese.
Statistiche ufficiali non se ne conoscono. E probabilmente la polizia non ne ha. Ma i pettegolezzi, i segreti sussurrati, le voci che circolano con inquietante insistenza ci mostrano un sottobosco fatto di dolore, di paura e di rabbia. Dolore nell’apprendere la notizia di un familiare o di un amico in mano dei delinquenti. Paura perché c’è sempre la possibilità d’essere la prossima vittima. Rabbia per l’impotenza davanti al dilagare della malavita. E allora si cerca una sponda, un’ancora di salvezza. Si mandano i figli a frequentare Università in Italia, in Spagna, in Germania o negli Stati Uniti, pur nella consapevolezza che così si perderà la gioia di trascorrere con loro gli anni dell’adolescenza e che un giorno li si scoprirà irrimediabilmente adulti. I sogni trovano posto in una valigia e tristezza e solitudine diventano compagni di vita. Ma, sembra assurdo, così si dorme tranquilli. Si ha la certezza che all’estero i propri figli, benché soli, siano più al sicuro.
Il nostro esperto anti-sequestro non è più in Venezuela. La decisione era forse inevitabile, visto i tagli ai quali l’Italia è obbligata per via della crisi. Ma senz’altro è stata accelerata dal rapporto della nostra Ambasciata, reso noto dal Consigliere del Cgie Nello Collevecchio, durante l’ultima riunione di lavoro del Comites. L’Ambasciatore Paolo Serpi, stando a quanto riferito dal Consigliere Nello Collevecchio, avrebbe scritto che le cifre dei sequestri in Venezuela non giustificano la presenza dell’esperto antisequestro nel Paese. Una decisione che lascia attoniti e che conclude una missione sul cui bilancio preferiamo non parlare per carità di patria.
La scelta di richiamare in patria l’esperto anti-sequestro non lascia fortunatamente del tutto orfana la nostra Collettività. Le sue funzioni, infatti, sono state assorbite dal responsabile dell’Ufficio Antidroga, la cui delicatissima missione già richiede tanto tempo, la massima attenzione e molto impegno. Non sarà lo stesso, quindi. E’ vero. Ma almeno i connazionali avranno una persona di fiducia e gran professionalità alla quale rivolgersi. Siamo certi che troveranno nel responsabile dell’Ufficio Antidroga, prestato per l’occasione all’anti-sequestro, una voce amica, il consiglio opportuno, la guida sicura. Insomma, il sostegno indispensabile nei momenti più difficili e drammatici. E’ pubblico e notorio che, nella maggioranza dei casi, quando il sequestro, da quello “express” a quello tradizionale, è stato denunciato al nostro esperto e si è chiesto il suo intervento, la vittima è stata restituita al calore dell’affetto dei familiari e i delinquenti consegnati alla giustizia.
L’invito, quindi, è sempre lo stesso: avere il coraggio di denunciare il sequestro presso le nostre autorità. E di aver fiducia nella loro esperienza.

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