Il Milan sceglie Mihajlovic, carattere e regole per ripartire

Pubblicato il 03 giugno 2015 da redazione

Sampdoria's coach Sinisa Mihajlovic

MILANO. – Sinisa Mihajlovic è a un passo dalla panchina del Milan. Manca solo l’investitura di Silvio Berlusconi e, salvo clamorose sorprese, la riceverà a cena ad Arcore. Si ripeterà più o meno la stessa scena della sera del 26 maggio scorso, quando Filippo Inzaghi a Villa San Martino ha ereditato la panchina di Clarence Seedorf. Poco più di un anno più tardi, mentre Inzaghi è ancora formalmente il titolare della panchina fino al 2016, tocca al serbo, ex calciatore di Roma, Sampdoria, Lazio e Inter, dove è anche stato il vice di Roberto Mancini prima di guidare Bologna, Catania, Fiorentina, Serbia e, fino a lunedì scorso, Sampdoria.

Qualche anno fa Mihajlovic predicava fedeltà alle sue ex squadre escludendo la possibilità di lavorare per Palermo, Genoa e Milan e rivelando il sogno di allenare Inter e Lazio. Quelle offerte non sono mai arrivate e col tempo certe barriere sono cadute anche nella sua testa. E quando Galliani lo ha contattato a metà marzo era lusingato. Poi le vicende societarie (a proposito, l’entourage di Taechaubol parla di ‘work in progress’) hanno rallentato il corteggiamento, fino alla svolta impressa dal Milan dopo il ‘no’ di Carlo Ancelotti, immediata anche per evitare sorpassi da parte del Fenerbahce, pronto a offrire un triennale da 2,8 milioni di euro netti a stagione.

Al Milan, invece, probabilmente firmerà un biennale. La candidatura del 46enne serbo, nel mirino anche del Napoli, ha superato nel finale quelle di Vincenzo Montella (legato alla Fiorentina da una clausola rescissoria) e Cristian Brocchi, mentre Unai Emery, un altro allenatore a cui si è pensato fino all’ultimo, ha deciso di restare al Siviglia eliminandosi da solo dalla lista di papabili in cui nelle scorse settimane hanno trovato posto anche Maurizio Sarri e Roberto Donadoni.

Esonerato due volte in carriera, solo alla Sampdoria Mihajlovic si è fermato due anni, ma ovunque ha provato ad avere squadre organizzate che provavano a giocare per vincere. Forse aiutato dall’esercizio in casa con i suoi cinque figli (un sesto l’ha avuto prima del matrimonio e l’ha conosciuto solo dopo dieci anni, spinto dalla moglie Arianna) è accreditato di buone doti nella gestione del gruppo e sono noti la sua tendenza a far rispettare le regole a prescindere dal palmares dei giocatori (Eto’o ne sa qualcosa) e il suo temperamento, entrambi fattori di cui si sente la mancanza a Milanello da un paio d’anni.

Già si ironizza su come Mihajlovic vivrà e commenterà i suggerimenti tattici di Berlusconi. “Sinisa è un uomo intelligente – ha osservato il suo ormai ex presidente Massimo Ferrero -, andrà in rossonero e si metterà il papillon”. E probabilmente continuerà ad attingere alle citazioni che tanto ama. Qualche tempo fa si è affidato a John Kennedy per ricordare che “i perdenti trovano una scusa, i vincenti una strada”. Ora lui deve trovare quella giusta per riportare il Milan in alto, anche battendo l’amico Mancini.

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