Juve ancora sconfitta in finale, Champions resta tabù

Juventus' Alvaro Morata scores his side's first goal

TORINO. – Otto finali giocate, soltanto due delle quali vinte. La Champions League resta tabù per la Juventus, che contro il Barcellona cade di nuovo all’ultimo ostacolo e perde la sua quarta finale consecutiva. Quasi una maledizione, per i bianconeri, quella della Coppa dalle grandi orecchie.

Dalla prima finale di Belgrado, nel 1973, persa 1-0 contro l’Ajax, ai rigori fatali di 12 anni fa, a Manchester contro il Milan. L’ultimo ad alzare al cielo la Coppa è stato, nel 1996, Gianluca Vialli, al termine della roulette dei rigori contro l’Ajax. Per la Juventus è stata la seconda Champions, ma molti suoi tifosi la considerano l’unica. Meglio dimenticare, dicono, quella vinta contro il Liverpool, grazie ad un rigore di Platini, all’Hysel di Bruxelles. Una finale giocata per motivi di ordine pubblico, davanti a 39 tifosi juventini uccisi dalla follia hooligans esattamente trent’anni fa, nel 1985.

La storia delle finali smarrite dai bianconeri, iniziata nel 1973, è ricca. Dieci anni dopo la prima finale, persa per un gol dell’olandese Rep, un’altra delusione, nella sfortunatissima notte di Atene, contro l’Amburgo di Magath. La vittoria del 1996 illude i bianconeri che la maledizione della Champions sia ormai alle spalle. E invece ecco altre due finali gettate alle ortiche: nel 1997 contro il Borussia Dortmund (3-1) e l’anno successivo contro il Real Madrid (1-0).

Cinque anni dopo, da Amsterdam a Manchester, i rigori premiano il Milan di Shevchenko. Poi nulla per 12 anni, con Calciopoli a rendere tutto più complicato per la retrocessione in serie B. Poi la resurrezione e la finale raggiunta quest’anno, in modo un po’ inaspettato, in una stagione che era stata sin qui perfetta.

In molti avevano fatto la bocca a quel triplete che in Italia fino ad ora è riuscito soltanto all’Inter, in uno stadio di Berlino – quello del trionfo dell’Italia ai Mondiali 2006 – che sembrava fatto apposta per incoronare la Juventus. E invece la maledizione ha colpito ancora.

Troppo forte l’avversario di turno, il Barcellona, nonostante una partita combattuta e – a tratti – giocata bene. La finale di Berlino finisce così con le lacrime di Andrea Pirlo, uno degli eroi azzurri di nove anni fa. E con la consapevolezza che la Juve non sia ancora riuscita a chiudere i conti con l’Europa.

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