Oceano grande malato, nel mondo 400 eventi per curarlo

PRIMA MAPPA DNA OCEANI,DATI SU 35.000 MICRORGANISMI

ROMA. – Assorbono CO2 e producono ossigeno, creano lavoro e nutrono milioni di persone, ospitano un’incredibile varietà di flora e fauna selvatica e fanno guadagnare: se vi si getta dentro un dollaro, ne restituiscono tre. Gli oceani svolgono un ruolo fondamentale per l’uomo e per la Terra, ma non se la passano bene. La pesca eccessiva e illegale che li svuota, l’inquinamento che li avvelena, il cambiamento climatico che li surriscalda e li acidifica stanno mettendo a rischio i delicati ecosistemi che vivono sotto la superficie del mare.

Una situazione critica, su cui prova ad accendere i riflettori la Giornata mondiale degli Oceani che si celebra l’8 giugno. Proposta nel 1992 dal Canada e abbracciata nel 2008 dalle Nazioni Unite, la ricorrenza punta a mobilitare i cittadini e a far scendere in campo i decisori mondiali per la tutela dei mari. Quest’anno la giornata ha come slogan “Oceani sani, Pianeta sano”, a sottolineare le ricadute negative del degrado del mondo marino sull’intera vita terrestre.

“L’oceano è il cuore del Pianeta: come il cuore che pompa il sangue in ogni parte del corpo, l’oceano collega le persone sulla Terra, ovunque esse vivano”, è l’immagine che l’Onu rilancia alla vigilia delle celebrazioni. La mobilitazione dei cittadini non mancherà: sul sito dell’iniziativa sono segnalati oltre 400 eventi nei cinque continenti, da conferenze e dibattiti scientifici a pulizie delle spiagge e proiezione di documentari.

A livello istituzionale, la commissione oceanografica dell’Unesco ha organizzato una giornata a Parigi dedicata agli oceani e al loro collegamento al cambiamento climatico. L’incontro guarda alla Conferenza sul clima che si terrà a fine anno nella capitale francese, da cui si attende un preciso impegno internazionale anche nella protezione dei mari.

Attualmente le aree marine protette tutelano, sulla carta, meno del 4% degli oceani del Pianeta, con i target internazionali che variano tra il 10% entro il 2020 e il 30% entro il 2030. A mancare sono però i soldi, anche se ogni dollaro investito ne renderebbe almeno tre fra posti di lavoro, risorse e servizi. Stando a una ricerca commissionata dal Wwf all’università di Amsterdam, ampliare le aree protette garantirebbe un ritorno economico tra i 490 e i 920 miliardi di dollari nel periodo 2015-2050.

Sempre secondo il Wwf, gli oceani sono la settima economia mondiale: hanno un valore di almeno 24mila miliardi di dollari, con un Pil annuo in termini di beni e servizi di 2.500 miliardi, piu’ di Brasile, Italia, Russia e India. Ma il 90% degli stock di pesce è sovrasfruttato e le specie marine hanno registrato un declino del 39% solo tra il 1970 e il 2010, mentre la metà dei coralli è ormai scomparsa.

(di Laura Giannoni/ANSA)