All’Expo l’emigrazione italiana nel mondo

Pubblicato il 08 giugno 2015 da redazione

cucina italiana

MILANO – Su iniziativa della Fondazione Migrantes, si è svolto il convegno “Pane e vino. Il contributo della mobilità italiana all’alimentazione mondiale”. L’incontro si prefiggeva l’obiettivo di approfondire come l’emigrazione italiana abbia influito sull’alimentazione mondiale.

Durante il convegno la presentazione di due volumi: il Rapporto Italiani nel mondo 2014 della Fondazione Migrantes e il volume “Nel solco degli emigranti: i vitigni italiani alla conquista del mondo”. L’incontro è stato aperto dal saluto di mons. Guerino Di Tora, presidente della Fondazione Migrantes e di Sergio Conti, presidente della Società Geografica Italiana.

Mons. Di Tora ha evidenziato come al centro dell’immigrazione e dell’emigrazione italiana nel mondo c’è “sempre la persona col suo bisogno di migrare per trovare il meglio per sé, per la propria famiglia al di là della cittadinanza che ha scritta sul passaporto, al di là del paese in cui è nato o cresciuto, al di là di dove ha iniziato il suo viaggio”.

Il presule ha quindi ricordato come l’emigrazione italiana nel mondo sia stata sempre protagonista con i vescovi Scalabrini e Bonomelli e con santa Francesca Cabrini, ma la riflessione, pur essendo concentrata sull’Italia, ha sempre avuto “un respiro internazionale perché senza confini, oggi come e più di ieri, sono le crisi economiche, sociali e culturali”.

“La migrazione – ha spiegato il presidente di Migrantes – è un modo per sfuggire alla rassegnazione; un modo per credere ancora che la felicità sia possibile e che l’essere lontani dal proprio paese diventi non fuga, ma ricerca di nuove opportunità. Mi riferisco ovviamente in particolare al tema di questo specifico convegno di oggi dove siamo chiamati in causa noi italiani come popolo di migranti, ma anche – permettetemi – come popolo dell’accoglienza di chi oggi si mette in viaggio da condizioni di partenza diverse, ma con un unico filo conduttore: il bisogno che il meglio sia possibile”.

Delfina Licata della Fondazione Migrantes ha presentato nel dettaglio il Rapporto Italiani nel Mondo 2014 dell’organismo pastorale della Cei evidenziando come “più volte la Migrantes ha richiamato la necessità di guardare alla mobilità italiana con nuovi occhi superando la necessità avvertita in partenza, ma sottolineando le opportunità che nascono dal confronto con altre realtà, dall’arricchimento che deriva dalla vicinanza col diverso”.

E’ seguito l’intervento di Flavia Cristaldi dell’Università di Roma “La Sapienza” che ha illustrato il volume “Nel solco degli emigranti: i vitigni italiani alla conquista del mondo”. Successivamente Simone Cinotto, dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, si è soffermato sul tema “Migrazioni e globalizzazione della cucina italiana tra passato e presente” evidenziando come “l’eccezionale centralità del cibo nell’esperienza diasporica italiana sia dovuta a due fattori: la sua efficacia nel creare solidarietà familiari e comunitarie nel contesto di forte stress connesso all’esperienza di migrazione e integrazione” e l’importanza economica che il cibo ha avuto per la comunità – dalla produzione alimentare, alla vendita, all’industria dei ristoranti – contribuendo a definire “non solo la cucina italiana globale ma anche l’identità diasporica italiana e i suoi valori come una narrazione di successo”.

Daniela Maniscalco, console dell’Accademia italiana di cucina storica di Lussemburgo, ha parlato di “Pasta e pizza: storia, miti e realtà di due specialità che definiscono l’identità della cucina italiana nel mondo” facendo la storia dell’affermazione di queste due “ricette” in tutto il mondo.

Al dibattito sono intervenuti anche Mario Fregoni, presidente onorario dell’Organisation Internationale de la Vigne e du Vin (OIV- Paris), che ha approfondito la tematica “La diffusione dei vitigni italiani nel mondo”, e Sandra Leonardi dell’Università La Sapienza di Roma che ha parlato di “Emigrazione italiana in un bicchiere di vino, tra viti, vini e culture”.

Concludendo i lavori il segretario generale della CEI mons. Nunzio Galantino ha evidenziato l’importanza di una giornata dedicata dalla Chiesa italiana alla mobilità tra gli eventi Expo 2015. “La missione della Chiesa è vivere con la gente e tra la gente. Un posto particolare nel cuore della Chiesa lo hanno i migranti di ogni nazionalità, al di là dei paesi da cui partono e delle terre in cui arrivano, dei percorsi migratori che compiono, siano essi migranti economici, richiedenti asilo o rifugiati, altamente qualificati o senza qualifica che vivono da protagonisti la transnazionalità… Queste storie e questi volti sono stati al centro di questa nostra giornata di riflessione. Una giornata ricca che ha dato davvero il quadro di cosa significa essere migrante oggi e di come l’Italia e gli italiani siano stati plasmati dalla mobilità e di come essi stessi stanno cambiando la mobilità”.

Il segretario generale della Cei ha sottolineato l’importanza della ricerca e la mancanza di fondi in questo campo: “un paese senza ricerca, un paese che non studia, una nazione che non si studia sono destinati a restare indietro nella ‘corsa’ alla comprensione di ciò che accade”. La migrazione – ha detto mons. Galantino – “ci pone su un vassoio d’argento un luogo fondamentale per la costruzione del ‘nuovo umanesimo’, a cui è dedicato il prossimo Convegno ecclesiale nazionale di Firenze, spronando a superare gli interessi economici che inevitabilmente la mobilità porta con sé. Mi riferisco non solo all’accoglienza degli altamente qualificati quando si spostano per lavorare da un paese all’altro, ma anche ai semplici lavoratori migranti, il cui percorso è ancora segnato da sofferenze”.

(Raffaele Iaria/Migrantes online)

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