Giorni inquieti per il governo Renzi

Pubblicato il 11 giugno 2015 da redazione

L'aula del Senato

ROMA. – Giorni inquieti per il governo Renzi. Troppi i fronti aperti per il premier-segretario, che deve in qualche modo cominciare a chiudere i cerchi per non restare intrappolato in una ragnatela fatta dall’emergenza immigrazione, lo scandalo Roma Capitale, i troppi distinguo della minoranza dem, il braccio di ferro con i sindacati sulla scuola, la questione legalità: dall’affaire De Luca all’ultimo inciampo, con la richiesta d’arresto del senatore Antonio Azzollini di Ncd, partito alleato di governo.

Renzi vede aumentare i suoi nemici (M5s, Lega e anche Fi). “Non ci sarà un nuovo caso Lupi”, è il mantra del Nuovocentrodestra, già provato dalla lotta tra filogoverativi e non, le dimissioni di due ministri non indagati (De Girolamo e Lupi), la messa sotto accusa di due sottosegretari (Vicari e Castiglione) e ora di nuovo nel mirino con la richiesta d’arresto per concorso in bancarotta del Presidente della cruciale commissione Bilancio del Senato.

Passare il cerchio del fuoco, tornare alle origini e ad un modello di azione politica vincente (come quello del Jobs act e delle politiche sul lavoro), mettere in campo una ripartenza dopo il successo non rotondo alle regionali (con Governatori – da Rossi ad Emiliano a De Luca – non certo espressione della cultura renziana), diventa per il premier un imperativo cogente, mentre l’estate rischia di amplificare l’emergenza immigrazione e la difesa del sindaco Marino da parte del Pd si fa sempre più ardua (oggi ad essere chiamata in causa è l’ex caposegreteria del sindaco Silvia Decina), sotto l’assalto incessante dei grillini.

Il premier passa quindi al contrattacco. Perchè certo non è una voce dal sen fuggita l’irrituale annuncio di Matteo Orfini di un sì del suo partito alla richiesta di arresto di Azzollini. Il presidente del Pd, a fronte della rivolta in Ncd, corregge parzialmente il tiro ed assicura che verranno valutate le carte senza posizioni pregiudiziali. Ma appare chiaro che Renzi non voglia ulteriormente vedere offuscata l’immagine sua, del governo e del Pd. Per questo si svincola da ciò che sporca l’idea di una sua incessante battaglia per la legalità, le riforme e il cambiamento del Paese.

Intanto, per soccorre i risicati numeri della maggioranza al Senato, in molti danno per probabile l’arrivo delle truppe dei ‘neo-responsabili’ di Denis Verdini. Resta ora da vedere come il partito di Angelino Alfano – anch’egli lambito dalle gravi dichiarazioni di Luca Odevaine sull’affaire Cara di Mineo – reagirà alla richiesta dell’ennesima prova di fedeltà del premier.

Dopo l’elezione di Mattarella, l’Italicum e le pretese dimissioni del ministro Lupi dalla strategica poltrona delle Infrastrutture, c’è chi scommette che i neocentristi si piegheranno ancora alla ragion di governo. Anche se è difficile per Alfano, che ha già tracciato nell’approvazione delle riforme il momento di uscita di Ncd dal governo, non reagire all’arresto di Azzolini, alla perdita di una commissione ‘pesante’ come la Bilancio del Senato e all’ennesimo ridimensionamento ad opera del socio di maggioranza.

(di Milena Di Mauro/Ansa)

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