Università per Stranieri di Perugia: un ponte tra l’Italia e il mondo

Pubblicato il 13 giugno 2015 da redazione

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PERUGIA – Passeggiando per le sue viuzze e ammirando la straordinaria varietà di tonalità che va dal giallo intenso al marrone scuro delle sue mura ci accorgiamo di stare in una città medievale che invita a sognare, che ci trasporta come per incanto a percorrere a ritroso la storia ad immeggerci nelle pagine ingiallite dei libri che illustrano la grandezza di una città che vive il presente, costruisce il futuro ma non dimentica il suo passato.

Perugia ospita l’Università per gli stranieri più antica d’Italia. Fondata nel 1921, l’Università offre oggi un interessante percorso linguistico e culturale; lingua e cultura italiane con un approccio accademico dinamico, moderno orientato a coloro che ammirano l’Italia pur non essendovi nati; che apprezzano la sua cultura, le sue tradizioni. Innumerevoli le iniziative di interscambio che hanno il Belpaese per riferimento.

L’ufficio stampa dell’istituzione accademica spiega che «l’Università per Stranieri di Perugia fu il primo istituto di alta cultura che, valendosi anche dell’esperienza acquisita in diversi paesi del mondo dai migliori studiosi in materia, ha offerto percorsi di studio a livello accademico sulla lingua e la cultura italiana per gli stranieri».

Studiare nel “palazzone” che ospita le aule dell’Università non è soltanto vivere un sogno di fiabe. Fu solo nel 1927, sette anni circa dopo essere stata fondata, che l’Università per Stranieri di Perugia (Unistrapg) riesce ad avere una sede propria: il Palazzo Gallenga. Questo, in un primo momento, venne battezzato col nome di Palazzo Antinori. Ma nel 1874 venne acquistato da Romeo Gallenga prima del matrimonio con Mary Stuart Montgomery. Paolo Verducci e Luca Cesaretti, nell’articolo “Caratteri tipologici e costruttivi – Note sul cantonale di Palazzo Gallenga Stuart”, spiegano come l’attuale sede dell’Università degli Stranieri diventa di diritto parte «del novero delle grandi realizzazioni perugine sorte tra il XVII e XVIII».

Fondazione Arte di Perugia descrive così la storica sede dell’“Alma Mater”:

«Il palazzo mostra interessanti soluzioni architettoniche, quali gli elementi presenti in facciata, e un ricco repertorio di opere d’arte, dagli stucchi dell’atrio e dello scalone d’onore, alle tele settecentesche, agli affreschi fino alle più recenti pitture e sculture fra i migliori esempi del futurismo italiano».

L’attività accademica è inaugurata nel 1921, quando Astorre Lupattelli, avvocato, propone l’istituzione di corsi di cultura superiore con lo scopo di diffondere le bellezze dell’Italia e la sua lingua all’Estero. Nel 1925 l’Università diventa definitivamente un istituto unico nel suo genere, destinato a far conoscere l’Italia in tutti i suoi aspetti passati e presenti, le antichità italiche ed etrusche, la lingua, la storia, le arti, le istituzioni politiche, il pensiero scientifico.

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Per gli studenti, i primi giorni di lezioni rappresentano un’esperienza unica. Entrare in un aula e ritrovarsi con giovani provenienti dall’Azerbaijan, dalla Russia, dalla Grecia, dal Libano, dal Giappone, dell’India, dell’Armenia, dell’Ucraina, dell’Australia, e da ogni angolo dell’America Latina rappresenta inoltrarsi in un mondo costituito da tante lingue, tante esperienza ed un solo interesse: conoscere l’Italia, la sua cultura, le sue bellezze, la sua storia, le sue tradizioni.

Per quel riguarda il sistema d’insegnamento della lingua, il prof. Romano Guarnieri ne fu il creatore del metodo per l’Unistrapg che ha una premessa fondamentale: riunire in un’unica classe tanti studenti di nazionalità diversa. Come spiega l’ufficio stampa dell’Università, la filosofìa che ispirò il prof. Guarnieri fu di grande importanza «poiché proponeva il contatto immediato tra lo studente e la lingua straniera, senza passare attraverso la lingua madre, in modo da portare lo studente a pensare nella seconda lingua. Dopo poco più di un mese gli studenti erano capaci di comprendere e parlare l’italiano»,

Oggigiorno, questa Università di Perugia si definisce come un “laboratorio” di formazione interculturale, visto che l’offerta formativa va oltre il semplice insegnamento della lingua: si compone di corsi di laurea, laurea magistrale e master afferenti ai settori Comunicazione e Relazioni internazionali o Didattica e promozione della lingua italiana, aperti a studenti italiani e stranieri.

Le visite ai musei, le attività culturali preparate dall’università, la cucina italiana presente nella mensa a prezzi accessibili agli studenti, le gite organizzate dai gruppi di studio, completano il programma di studio.

La passione, la vocazione, l’amore per il lavoro che svolgono rappresentano il comune denominatore degli insegnanti dell’Università di Perugia. Una testimonianza è quella di Maria Rita Silvestrelli, insegnando di storia dell’arte, professoressa da oltre trent’anni.

– Il mio primo incontro con l’Università per Stranieri – ci racconta – avvenne ai tempi del Liceo, in occasione di una qualche lezione importante. Ricordo che entrare a Palazzo Gallenga mi fece un grande effetto. Era bellissimo, impenetrabile. Era come scontrarsi con il mistero della conoscenza, non solo del sapere, ma della vita.

– Ci parli della sua esperienza con gli studenti di altre nazioni?

– Ero molto giovane quando ho cominciato – ci dice -. E gli studenti spesso erano più vecchi di me, oppure coetanei. Così il lavoro, non sempre facile e talvolta anche pesante perché si lavorava soprattutto d’estate, era sempre giocoso, frizzante, allegro. Negli anni ho visto passare generazioni di studenti. Tutti mi hanno lasciato emozioni forti. Non posso dimenticare il colpo al cuore, una mattina presto davanti all’ascensore, vedendo arrivare una ragazza indiana con un bellissimo sari verde. Come non sentire il piacere dell’attesa, della scoperta, dell’incontro? C’è sempre l’attesa di chi entrerà in un’aula?

– Sicuramente che i suoi studenti hanno imparato molto da Lei, ma cosa ha imparato da loro?

La risposta è immediata:

– L’amicizia e il confronto. Ho sentito raccontare di amicizie nate nelle nostre aule e durate più di mezzo secolo. Ho visto crescere l’affetto di due ragazze, una musulmana con il velo e una suora, anch’essa con il suo abito sedute accanto per mesi legate dalla più profonda intesa.

– Come vede il futuro dell’Università per Stranieri di Perugia?

– Penso che l’Università per Stranieri di Perugia abbia ancora molto da dare – commenta -. Se sapremo raccogliere e riconoscerne la vocazione più autentica, di apertura e di confronto. L’Italia, oggi più che mai, ha un grande bisogno di un luogo in un certo senso “sospeso”, di lunga tradizione come il nostro.

Borse di studio, anche per venezuelani. Oltre ad essere un centro accademico fatto su misura per gli studenti stranieri desiderosi d’imparare, l’Unistrapg ha un ampio sistema di borse di studio per coloro che hanno un po’ di dimesticatezza per la lingua. Dal 2011 al 2015 l’Università per Stranieri ha assegnato 1251 borse mensili, fra cui 18 destinate a studenti venezuelani. Dal canto suo, il Ministero degli Affari Esteri italiano ha concesso, nello stesso periodo, 4652 borse mensile. I borsisiti venezuelani sono stati 36.

Sono tre, oggi, i percorsi che possono seguire gli aspiranti a borse di studio per corsi di lingua e cultura italiana per stranieri:

1. Università per Stranieri di Perugia
2. Ministero degli Affari Esteri italiano
3. Altre Istituzioni, tra cui la Società Dante Alighieri

La professoressa Silvestrelli spiega quanto sia importante approfittare in maniera positiva queste queste borse.

– Perugia così vicina a Roma e Firenze – afferma – resta ancora oggi una “città ideale”. Permette a chi viene da lontano di abitare in un contesto urbano carico di storia, che raccontare la civiltà etrusca, il Medioevo, il Rinascimento e il nostro tempo. Una città bellissima che accolse negli anni della loro giovinezza Mary Stuart e Romeo Gallenga che stabilirono la loro residenza nel Palazzo che ne porta ancora il nome.

La tradizione, tramandata attraverso il lavoro dell’Università per Stranieri di Perugia, conferma che lo studio della lingua è un investimento nel campo della cultura, della vita. E non solo. Ha ragione Maria Rita Lorenzetti, ex presidente della Regione Umbria, nell’affermare:

– Non c’e cosa più efficace della conoscenza della lingua e della cultura di un Paese per promuovere e agevolare i processi di integrazione e inclusione.

(Angélica M. Velazco J.-Voce)

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