Analisi voto, da Venezia campanello d’allarme per l’Italicum

Italian premier Matteo Renzi

ROMA. – I ballottaggi delle Comunali spiazzano analisti e partiti: diversamente dalle aspettative la possibilità data agli elettori di decidere il sindaco della propria città, non spinge alla partecipazione. Anche in questa tornata oltre la metà degli elettori rimane a casa, diversamente da quanto accaduto nei ballottaggi di precedenti comunali. Un ballottaggio che, alla luce di quello introdotto a livello nazionale nell’Italicum, ha spinto diversi esponenti politici del centrosinistra e della minoranza Pd a chiedere un ritocco dell’Italicum, mentre altri che prima vi si erano opposti sono ora convinti della sua validità, specie in M5s e Fi.

Il primo dato che ha sorpreso è il fatto che in molte città, a cominciare da Venezia, il candidato del Pd in vantaggio nel primo turno, ha poi perso al secondo: così anche ad Arezzo, Nuoro, Matera e Porto Torres, una delle cinque città conquistate da M5s (le altre sono Venaria, Quarto, Gela e Augusta). Al secondo turno gli elettori di M5s, quando il loro candidato non era presente, sono rimasti a casa, mettendo quindi sullo stesso piano il candidato del Pd e quello di centrodestra.

Viceversa gli elettori di centrodestra se al ballottaggio c’era un candidato del Pd ed uno di M5s, hanno preferito il secondo, specie laddove il candidato Dem era il sindaco uscente. Non ha quindi perso il candidato più radicale, come solitamente si sostiene; anzi si è affermato in nome del rinnovamento. Una situazione che ha spinto Luigi Di Maio, uno dei leader di M5s, ad una conversione all’Italicum, che prevede appunto il ballottaggio se nessuno supera il 40%: “con il doppio turno nazionale asfaltiamo il Pd” ha esultato, dopo che in Parlamento il Movimento si era opposto alla Riforma.

Il fatto che M5s sia competitivo al secondo turno, ha spinto alcuni esponenti del centrosinistra a chiedere un ritocco dell’Italicum, con l’assegnazione del premio alla coalizione e non al partito vincente. Lo ha detto Pino Pisicchio, presidente del gruppo Misto alla Camera, Nello Formisano, di Idv, o Arturo Scotto, di Sel, e alcuni bersaniani, come Federico Fornaro.

Ma lo stesso Fornaro e Giuseppe Lauricella, anch’egli della minoranza Pd, mettono in discussione il doppio turno in quanto tale. “Preoccupante e’ l’incapacità di Pd e alleati – ha detto Fornaro – di attrarre nuovi voti al ballottaggio. Negli 11 capoluogo il centrosinistra riesce a malapena a confermare i voti del primo turno: 145.358 contro 145.385. Il centro-destra,invece, negli 8 ballottaggi in cui e’ presente cresce da 93.018 a 130.515 voti. “L’elevato astensionismo ai ballottaggi getta un’ombra sui meccanismi di funzionamento dell’Italicum”, ha chiosato il bersaniano Miguel Gotor.

Sul fronte opposto molti dirigenti di FI, critici con il ballottaggio dell’Italicum, perché timorosi di essere il terzo partito, hanno rivisto il giudizio: infatti in diverse città la coalizione, unita, si è imposta. Ma i molti commenti all’insegna di “uniti si vince” (Deborah Bergamini, Renato Brunetta, Paolo Romani, Ignazio La Russa, Renato Schifani, ecc) non hanno commentato il fatto che il successo è arrivato dove c’era un candidato forte (magari civico, come a Venezia), mentre a livello nazionale è proprio questo il problema insoluto. Lo dimostra il maggior appeal delle liste civiche rispetto a Fi: a Venezia la prima ha ottenuto 24.352 voti (20,8%), Fi 4.405 consensi (3,8%).

(di Giovanni Innamorati/ANSA)

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