Diritti Umani, l’Onu chiede la liberazione dei prigionieri politici in Venezuela

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CARACAS – E’ ancora polemica. I prigionieri politici sempre nell’occhio del ciclone. A rinvigorire il dibattito è stato l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, Zeid Ra’ad al Husein. Il funzionario, con l’autoriotà che gli conferisce l’importante incarico, ha tenuto a manifestare, nel discorso nella Sessione inaugurale del Consiglio dei Diritti Umani dell’Onu, la preoccupazione per “la legalità e le condizioni delle persone detenute in Venezuela per aver esercitato il diritto di esprimere le proprie idee e di manifestare pacificamente”.

– Alcuni – ha detto – da settimane sono in sciopero della fame. Questo aumenta la nostra preoccupazione. Queste persone devono essere liberate rapidamente e senza condizioni.

Immediata la risposta di Jorge Rodrìguez, coordinatore del Psuv, che ha criticato le dichiarazioni di Zeid Ra’ad al Husein. E ha chiesto all’Alto Commissario di pronunciarsi sui “125 mila assassinati durante il governo di Felipe Calderón”.

Nei giorni scorsi, come si ricorderà, è stato in Venezuela l’ex premier spagnolo Felipe González. Il leader socialista, dichiarato “persona non grata” dal Parlamento venezuelano, durante la sua breve permanenza nel Paese – appena 48 ore -, ha incontrato l’ex sindaco di Caracas, l’italo-venezuelano Antonio Ledezma, ancora agli arresti domiciliari; i genitori di Leopoldo López; esponenti di partiti politici; il direttore di “Tal Cual”, Teodoro Petkoff, al quale ha consegnato il premio “Ortega y Gasset”. Non ha potuto visitare, poichè gli è stato negato il permesso, il resto dei prigionieri politici.

L’ex premier, che ha lasciato il paese a bordo di un aereo delle Forze Armate colombiane inviatogli dal presidente Juan Manuel Santos, è stato anche al centro di aspre critiche mossegli dal presidente Maduro.

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