Mattarella, su immigrazione siamo tutti chiamati alla solidarietà

Pubblicato il 16 giugno 2015 da redazione

Evacuation of migrants in Ventimiglia

VICENZA. – “Siamo tutti chiamati a una azione inclusiva di solidarietà verso chi fugge da guerra, miseria, persecuzioni e fame e va alla disperata ricerca di una vita migliore e più sicura”. Sergio Mattarella interviene così sul tema rovente dell’emergenza sbarchi. Parole accorte che testimoniano l’attenzione continua del Colle ai problemi legati all’inarrestabile flusso di immigrati dalla Libia verso l’Italia e che vogliono essere di incoraggiamento mentre l’Italia è alle prese con un dibattito politico interno sempre più infuocato e con relazioni diplomatiche tese nei confronti dei partner dell’Unione Europea.

E’ necessario essere uniti, dentro e fuori dai confini nazionali. L’accoglienza “è difficile, complessa e necessaria”. Per questo “occorrono solidarietà ed intelligenza” ma queste “sono cose di cui il nostro Paese è capace di fare uso”. Il capo dello Stato interviene a Vicenza, dove al mattino partecipa al centenario della nascita di Mariano Rumor. E ancora nel pomeriggio, in occasione della Giornata mondiale del rifugiato, inviando un messaggio al centro Astalli “in un momento in cui l’Europa deve affrontare una allarmante crescita dei flussi migratori”.

“Libertà, pace e sicurezza sono valori fondanti della comunità europea e non possono essere considerati esclusivi”, sottolinea Mattarella. Ed è difficile non leggere un riferimento alle tensioni con Parigi. Il Colle segue con partecipazione quanto stanno facendo ed hanno fatto finora Governo e Parlamento (i contatti con Palazzo Chigi e con le Camere sono solidi e costanti): c’è consapevolezza che il momento è difficile (sono vive negli occhi le immagini degli immigrati sugli scogli di Ventimiglia e quelle del loro sgombero forzato da parte della polizia italiana mentre il confine francese, chiuso, resta a fare da sfondo).

L’auspicio è che si possa quanto prima arrivare ad una soluzione condivisa in ambito internazionale. Al suo arrivo a Vicenza Mattarella riceve una accoglienza calda. Applausi, tricolori alle finestre, strette di mano, urla di incoraggiamento accompagnano il percorso del Capo dello Stato per le strade della cittadina veneta: dal monumentale teatro Olimpico fino alla basilica Palladiana con una imprevista sosta alla Loggia del Capitanato, sede del municipio, dove è esposta la carcassa della macchina della scorta del giudice Giovanni Falcone distrutta nell’attentato di Capaci.

Il motivo della visita è la cerimonia per il centenario della nascita di Rumor, più volte ministro e presidente del Consiglio negli anni ’60 e ’70, ma la questione immigrazione torna nelle domande dei giornalisti. Il governo cerca una soluzione diplomatica; Lega e Forza Italia sostengono la “ribellione” dei propri governatori al Nord che si oppongono all’arrivo di immigrati anche nelle loro Regioni.

Tra questi c’è anche Luca Zaia, appena rieletto alla guida del Veneto. Il governatore nel breve saluto con il capo dello Stato insieme al sindaco vicentino Achille Variati ed al prefetto al teatro Olimpico non affronta l’argomento (“abbiamo parlato di vari temi e della necessità di fare un incontro con i presidenti delle Regioni”, spiega ai cronisti).

Lo fa solo quando è chiamato a commentare le parole di Mattarella: “Non sono d’accordo per nessuna forma di accoglienza – dice – Si deve bloccare l’emorragia a monte, ovvero riuscire a stipulare accordi internazionali magari creando dei campi di accoglienza in Tunisia e in Libia”.

(dell’inviato Teodoro Fulgione/ANSA)

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