La lotta di Bergoglio contro la “vecchia” Curia

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CITTA’ DEL VATICANO. – “Quanti scandali nella Chiesa e quanta mancanza di libertà per i soldi!”. L’ultima tuonata di papa Francesco contro il malaffare nell’istituzione ecclesiastica è del 21 marzo scorso durante la sua visita pastorale a Napoli. Ma è dal giorno che si è insediato al soglio di Pietro che l’argentino Bergoglio combatte la sua battaglia per scacciare i mercanti dal tempio.

Una pulizia a 360 gradi che sta conducendo con una riforma profonda delle strutture ma soprattutto puntando a una conversione spirituale sulla quale martella di continuo anche i prelati nelle posizioni di vertice.

Fece scalpore alla vigilia dell’ultimo Natale il suo impietoso discorso sulle quindici malattie della Curia. Dall’Alzheimer spirituale alla vanagloria dal sentirsi indispensabile, all’accumulare denaro e potere, dai circoli chiusi al “profitto mondano”, è stato proprio il durissimo elenco stilato da lui stesso a dare la misura di quanto cammino c’è ancora da fare sulla via del rinnovamento.

Eppure si tratta di un’azione che non ha vita facile, di una riforma che per ammissione stessa dei cardinali del C9 che vi lavorano, incontra “molte resistenze” mentre lo stesso pontificato di Bergoglio in appena due anni è già punteggiato dall’emergere di vicende che appaiono ancora oggi come una zavorra del passato rispetto all’avanzare del nuovo corso.

Ci sono stati arresi di vescovi in Vaticano per pedofilia (il caso Wesolowski), oppure di monsignori addetti alla contabilità dell’Apsa accusati di riciclaggio e truffa (il caso Scarano). Più recentemente indagini giudiziarie hanno colpito anche capidicastero, come il presidente del pontifico consiglio della Famiglia, mons. Vincenzo Paglia, indagato dalla procura di Terni per la compravendita di un castello, mentre uno strettissimo collaboratore del Papa come il prefetto per l’Economia, cardinale George Pell, dovrà testimoniare in Australia sulle accuse rivoltegli di aver coperto sacerdoti responsabili di abusi sessuali su minori.

Ma la vicenda del cardinale Giuseppe Versaldi, porporato legato all’ex segretario di stato, il cardinale Tarcisio Bertone, fa emergere anche un altro scenario: la possibilità che ci sia qualcuno in curia disposto a tenere nascoste cose al Papa pur di portare avanti propri progetti. E anche questo non può non definirsi un remare contro. Francesco ne è consapevole come è consapevole del fatto che c’è chi parla di un Papa isolato.

Ma Bergoglio conta oltre che sull’enorme sostegno popolare, un vero toccasana che lo rinfranca in ogni incontro con la folla dei fedeli, anche su un gruppo scelto di collaboratori fuori e dentro la Curia che sono saldamente con lui nel progetto di ribaltare la Chiesa dal profondo. Francesco non si fermerà: anche se ha rivelato di avere la sensazione che il suo pontificato sarà breve, è deciso a portare avanti la sua rivoluzione.

Uno dei suoi collaboratori del C9 e suo grande sostenitore in conclave del resto commentava recentemente la frase del Papa sul pontificato breve intendendola proprio come “una sorta di avvertimento di Bergoglio verso quanti pensano di sbarrargli la strada opponendogli un’ostinata e pervicace resistenza dietro le quinte”.

(Di Nina Fabrizio/ANSA)