Il ruolo degli Istituti Italiani di Cultura nella promozione dell’Italia contemporanea

Pubblicato il 25 giugno 2015 da redazione

Conference of Italian Cultural Institute Director

ROMA. – Collaborare con tutti – enti pubblici e privati – su tutti i fronti, perché la cultura è un veicolo di promozione straordinario. Il compito di un direttore di un Istituto Italiano di Cultura del terzo millennio non è facile, perché organizzare mostre, incontri, dibattiti, corsi di lingua non basta. Bisogna guardarsi intorno, per cogliere tutte le opportunità, collaborare non solo con Ambasciate, Consolati, istituzioni locali, ma anche con l’Enit, l’Ice, la Dante, il Mibact, le Università. E poi le Biennali, le Triennali, Expo, Fondazioni, Istituti, Scuole d’eccellenza.
Ascoltano attenti e in silenzio gli 80 direttori degli IIC (manca solo il Messico: domani inaugurano una mostra al Museo del Palacio de Bellas Artes, dedicata a Michelangelo Buonarroti e Leonardo da Vinci) riuniti nella Sala Conferenze Internazionali della Farnesina.

Sono alla seconda giornata di lavoro: la conferenza, iniziata a Perugia, è proseguita al Maeci, prima con i saluti dei Ministri Gentiloni e Franceschini, poi con gli interventi di Silvia Costa, Andrea Meloni, Antonia Pasqua recchia, Stefano Palerai, Riccardo Monti, Paolo Bratta, Giovanna Melandri e Alessandro Laterza.

A moderare i lavori il sottosegretario Mario Giro. Si comincia con la proiezione di “Italy, the extraordinary common place”, il video davvero ben fatto, prodotto dal Mise, arrivato a 20milioni di visualizzazioni, 2/3 delle quali dall’estero. Un video da prendere come esempio, secondo Giro, perché “colpisce e smonta tanti stereotipi. Questa è una delle cose cui deve aspirare la nostra azione: “rigirare” la reputazione dell’Italia”.

La prima ad intervenire è Silvia Costa che al Parlamento europeo presiede la Commissione Cultura. Per Costa agli IIC “oltre alle risorse, manca la strategia”, nel senso che ne serve una nazionale, certo, ma anche “europea e internazionale” per “tenere in alto le politiche culturali e promuovere la nostra lingua”. L’europarlamentare ha quindi sostenuto che sui “diversi fronti” su cui è impegnato il Parlamento “serve il vostro contributo”. Una collaborazione che potrebbe iniziare da un annuncio: “è ancora ufficioso, ma presto sarà ufficiale: il 2018 sarà l’anno europeo del patrimonio culturale, dunque prepariamoci già da ora”.

Va subito al sodo l’Ambasciatore Andrea Meloni, capo della Direzione generale per la Promozione del Sistema Paese che si rivolge ai “suoi” direttori per rassicurarli che “nessuno apprezza più di noi il lavoro che fate, sapendo come sono stretti i paletti entro cui dovete muovervi”.

I numeri “parlano da soli”: 81 Istituti, 132 dipendenti Maeci, 7 direttori di “chiara fama”, 315 contrattisti.

Poche persone, poche risorse, ma “esigenze crescenti”: sia geografiche – “siamo troppo concentrati in Europa e Americhe, ma scoperti in Asia e Africa” – che d’azione: “ci chiedono di moltiplicare i rami di attività: turismo culturale, ricerca, più lavoro con le università per l’internazionalizzazione”.
La DGSP, dal canto suo, “ha lavorato per l’integrazione della rete, amministrativa e contabile; abbiamo posto le basi per una adeguata opera di comunicazione con il sito e il logo nuovi; c’è poi una consultazione sistematica con attori pubblici e privati, Mibact e Miur, tavoli regolari con Crui, Cnr, Dante Alighieri, Cliq, Fondazioni pubbliche e private”.

Sul fronte del turismo culturale “lavoriamo per l’integrazione anche fisica dell’Enit negli IIC, abbiamo cominciato a New York e Stoccolma. Ciò non significa che gli Istituti devono fare promozione turistica, ma lavorare insieme all’Enit”. E ancora: “serve un’azione più legata alla promozione economica, che non significa promozioni commerciali, ma puntare, ad esempio, sul design”. Meloni, infine, cita “cantieri nuovi che abbiamo l’ambizione di aprire”.

Il primo è sulla comunicazione, una “sfera più ampia della rete”, su cui il Maeci chiamaerà “un gruppo di esperti esterni per avere indicazioni per un piano pluriennale di comunicazione, che sarà difficile finanziare”. Poi “dobbiamo spiegare meglio ciò che facciamo: non solo nella relazione al Parlamento, ma anche con un documento che riassuma quanto fatto con le nostre proposte su come “quantificare” lavoro, qualità e impatto culturale: certo, una cosa è contare i visti, un’altra valutare l’impatto di una promozione. Terzo, l’aggiornamento della formazione”, fronte, ha concluso, su cui “c’è molto da fare”.
Per il Ministero dei beni culturali è importante “dare risposta alla grande domanda di Italia”. Lo ha ribadito Antonia Pasqua Recchia segretario generale del Mibact, secondo cui “la forza degli IIC è la capillarità” sul territorio.

Tra i suoi compiti anche veicolare sulla stampa straniera le buone notizie che la stampa italiana colpevolmente ignora. Emblematico, per Pasqua Recchia, il caso-Pompei: “il crollo del 2010 ha rappresentato il punto più basso della nostra reputazione”. Una cattiva immagine “allargatasi a macchia d’olio. Ora che il sito è di nuovo fruibile ai turisti di tutto il mondo, c’è stata una bonifica territoriale in tutti i sensi, nessuno ne parla più”.

Per Marco Mancini, capo dipartimento al Miur, gli IIC sono “hub culturali del nostro paese nel mondo”. Mancini ha quindi sottolineato la “nuova fase di cooperazione bilaterale tra Maeci, Miur e Mibact” e ricordato l’impegno del Ministero ai recenti Stati generali. Quanto alle Università, “hanno una proiezione verso l’estero” sia collaborando con gli enti di ricerca, che “credendo in Erasmus plus e nella mobilità studentesca”.

Le università, gli ha fatto eco Stefano Paleari, presidente Crui, sono “ambasciate culturali: hanno un ruolo unificante in Europa, e sono antiche, hanno una storia. Ieri – ha annunciato – sotto la direzione di Monica Barni (Stranieri di Siena) abbiamo approvato un documento sulla loro internazionalizzazione”. Per Paleari “bisogno facilitare ciò che è scambio: di docenti, di studenti. I nostri talenti stabilmente all’estero per noi non sono cervelli da far rientrare, sono ambasciatori della conoscenza che valorizzano il nostro Paese proprio grazie ai meriti raccolti nei paesi stranieri”. Il compito della Farnesina è anche quello di “facilitare le procedure d’ingresso” di chi vuole venire in Italia.

Per richiamare questi ultimi si deve fare di più, ha concesso Giro, che però sulle procedure Maeci (leggi: visti) non vuole lezioni: “abbiamo difficoltà immense a capire gli accordi che fanno le università perché ognuno fa per sé e questo non va bene. Le università devono fare uno sforzo: non c’è un luogo dove uno studente straniero può avere le informazioni su come venire a studiare qui, non c’è un sito in inglese. Siamo concreti”.

L’appello alla concretezza è stato prontamente raccolto da Riccardo Monti, presidente dell’Agenzia Ice, che esordisce con parole che alla Farnesina non si sentivano da un po’: “abbiamo i soldi”.
La missione dell’Ice, chiarisce, “è supportare qualsiasi cosa crei ricchezza e occupazione in Italia. Il marketing è la scienza della differenziazione: visto che abbimo questo gigantesco patrimonio, ce lo dobbiamo giocare”. Per Monti c’è una “sinergia da moltiplicare” attraverso “logiche di contaminazione” come ad esempio il tour della Cavour, nave militare che abbiamo riempito con pezzi di design”. L’Ice è una “agenzia bidirezionale: che promuove export e lavora per attrarre investimenti in Italia”.

I fronti su cui collaborare con gli IIC? “Moda e design, promozioni sofisticate, come il prossimo Balletto al Lincoln Center di New York in occasione della fiera dei pellami; audiovisivo, cioè promozione all’estero di film e non solo; agroalimentare, restauro: abbiamo una grande industria nazionale che all’estero potrebbe fare cinque volte tanto”.

“Voi – ha detto Monti ai direttori – siete 80, ognuno ha un’interazione stabile con l’Ice, ma serve più pro attività. Come struttura abbiamo avuto un potenziamento di risorse enorme. Fatevi sotto con i nostri uffici: la cultura può andare in scia agli eventi commerciali”, ha concluso. Fatevi sentire”.
Invito rilanciato da Giro che ha esortato i direttori ad essere “meno timidi” e a “bussare più forte alle porte dell’Ice. C’è un programma, ci sono le risorse, i nostri sono due mestieri diversi, che però devono essere assolutamente connessi”.

Presidente della Biennale di Venezia, Paolo Baratta ha voluto ricordare che è bello parlare di diplomazia culturale, ma che questo significa non solo promuoversi all’estero ma anche “mostrarsi interessati alle storie degli altri, prestare attenzione alle culture altrui è fondamentale. Se è vero che c’è grande domanda d’Italia, deve essere vero anche che l’Italia deve avere una grande domanda di mondo”.

Per Giovanna Melandri, presidente del Maxxi, “la domanda d’Italia non è scontata”. La collaborazione con gli IIC, per Melandri, ruota intorno ad uno scambio: “noi vi forniamo la nostra programmazione pluriennale, voi aiutateci ad approfondire e sviluppare partnership all’estero”.

Vice Presidente di Confindustria e esponente dell’omonima casa editrice, Alessandro Laterza guarda la platea e dice: “pensavo che foste pochi, ma non così pochi”. I direttori sorridono, si aspettano comprensione e invece: “secondo me bisogna ridurre le strutture fisiche per ampliare la copertura sul territorio. Insomma, più persone meno muri”.

“Serve una buona distribuzione di energie e risorse”, ribadisce Laterza. “Partiamo con piccoli passi, che però testimonino subito che c’è fiducia nella vostra rete. Se no va a finire che aspettiamo la prossima conferenza e ci ritroveremo a parlare delle stesse cose”.

Il vicepresidente-editore va via e non può sentire la replica di Giro: “meno muri più persone non è mai una procedura automatica nell’amministrazione pubblica; cioè potremmo chiudere un Istituto, ma non avere automaticamente più persone. Dobbiamo difendere quello che c’è e valorizzarlo, anche cambiando il mestiere degli IIC”.
Quindi rivolto ai direttori, Giro ha spiegato: “non posso chiedere più risorse se non risolvo i problemi che ci sono e non creo connessione efficaci”.

Dieci i punti indicati dal sottosegretario: “Dobbiamo avere un programma; essere meno timidi e puristi. Serve più marketing e connettere le cose che ci sono già. Collaborare con l’Ice in maniera efficace. Comunicare con i media stranieri; e con l’editoria per la traduzione e la distribuzione dei libri all’estero”, magari utilizzando i fondi europei per le traduzioni che, dice subito Silvia Costa, rimangono lì inutilizzati.

E ancora: “collaborare con le regioni, anche se l’esprienza sul turismo è stata modesta ed è da rivedere; accettiamo proposte, visto che anche l’Enit si trasforma. La Crui? Serve un luogo virtuale e fisico per le nostre strutture formative d’eccellenza, per attrarre studenti: lo dovete fare”. Al tempo stesso, all’estero gli IIC devono “promuovere i centri di ricerca che sono un fiore all’occhiello, e che sono sconosciuti anche in Italia”.

E poi ci sono i film, con le coproduzioni da rilanciare. Insomma “tutto è Italia”, conclude Giro prima di dare la parola ai direttori, per sentire la loro versione ed essere concreti davvero.

(M. Cipollone\aise)

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