La mano dell’Isis in Tunisia, in migliaia lasciano il Paese

Pubblicato il 27 giugno 2015 da redazione

tunisia

ROMA. – L’Isis ha rivendicato l’attacco terroristico sulla spiaggia di due resort di lusso a Sousse, in Tunisia, che ha causato almeno 39 morti tra cui molti turisti. Rivendicazione che è arrivata nella notte via Twitter con un messaggio di cui non è possibile verificare l’autenticità ma che appare molto simile ai precedenti.

Nel post si legge che “un soldato del califfato” ha attaccato le “tane della fornicazione, del vizio e dell’apostasia” e questo “malgrado le misure” di sicurezza “rafforzate attorno a queste tane”. La maggior parte delle persone uccise, aggiunge, sono per lo più cittadini “di Stati dell’alleanza crociata che combatte lo Stato del Califfato”. Pubblicata anche una fotografia del presunto attentatore, il cui nome di battaglia sarebbe Abu Yahya al-Kairouani. L’Is aveva già rivendicato l’altro attentato contro una moschea a Kuwait City, che ha fatto almeno 25 vittime.

Nel frattempo il governo tunisino ha deciso di chiudere 80 moschee che operano al di fuori controllo statale e accusate di incitamento alla violenza. “Tutte le moschee chiuderanno entro una settimana”, ha detto Essid parlando a una conferenza stampa a Tunisi, aggiungendo che alcuni di questi centri di predicazione “continuano a diffondere la loro propaganda e il loro veleno per promuovere il terrorismo”.

Dal canto suo il primo ministro tunisino Habib Essid ha annunciato che da luglio saranno in azione ufficiali armati per garantire la sicurezza dei turisti in Tunisia, ma nonostante questo sono migliaia i visitatori stranieri che oggi hanno lasciato il Paese. L’attentato è il peggiore della storia recente della Tunisia, la culla delle primavere arabe. L’effetto sarà devastante per il turismo tunisino, già colpito dall’attacco sferrato il 18 marzo da un commando contro il Museo nazionale del Bardo a Tunisi e costato la vita a 21 turisti stranieri, tra cui quattro cittadini italiani, e a un agente della sicurezza tunisina. Il turismo rappresenta il sette per cento del Pil tunisino e dà lavoro ad almeno 400mila persone, in modo diretto o indiretto.

Ma la Tunisia non è stato l’unico Paese preso di mira dalla jihad che si è scatenata anche in Francia, Kuwait e Somalia trasformando la giornata in un venerdì di sangue e terrore.

Le autorità del Kuwait hanno innalzato il livello di sicurezza negli impianti petroliferi dell’Emirato, dichiarando lo stato di massima allerta dopo l’attentato kamikaze che ha colpito ieri la moschea sciita di Imam al-Sadiq, nel centro di Kuwait City, costato la vita a 26 persone. Attentato, rivendicato dall’Is, tra i più sanguinosi nella storia dell’Emirato. Gli sciiti rappresentano circa il 30% della popolazione del Kuwait, che è complessivamente di 1,3 milioni di abitanti. Il settore petrolifero rappresenta, con 2,8 milioni di barili al giorno, il 90 per cento delle risorse pubbliche.

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