Le riforme ripartono dal Senato. Renzi, referendum nel 2016

Pubblicato il 01 luglio 2015 da redazione

German Chancellor Merkel meets Italian PM Matteo Renzi

ROMA. – Le riforme costituzionali ripartono al Senato, con l’obiettivo di completarle in modo da svolgere il referendum confermativo nel giugno 2016, una data ribadita dal premier Matteo Renzi. Quasi una risposta alla bacchettata giunta al presidente del Consiglio da Pier Silvio Berlusconi e Diego Della Valle, a cui si è contrapposto il giudizio positivo di Angela Merkel sulle riforme realizzate.

“Le riforme sono partite, la data chiave è il referendum costituzionale nel giugno 2016, noi puntiamo a farlo nel giugno 2016”. Una data non nuova in assoluto, ma messa in dubbio nelle ultime settimane visti i numeri ballerini in Senato, dove 27 senatori della minoranza Dem spesso hanno votato in dissenso. Il rilancio della “dead line” è motivato da un accordo sostanziale raggiunto sul piano politico con i bersaniani, che nei contenuti non dispiace nemmeno a Forza Italia. Inoltre la stilettata di Pier Silvio Berlusconi “allontana” nell’immaginario Renzi dall’abbraccio di FI, avvicinandolo alla minoranza Dem.

L’intesa con bersaniani e civatiani riguarderebbe non tanto le modifiche al ddl della riforma del Senato, bensì il sistema di voto dei Consigli Regionali, che a loro volta esprimeranno i futuri senatori. Secondo l’intesa tale sistema prevederà che i partiti indicheranno nelle liste i candidati Consiglieri che poi saranno anche Senatori: in tal senso, e solo in questo, sarà un “elezione diretta” dei futuri inquilini di Palazzo Madama, come chiesto dalla minoranza del Pd, come contro-bilanciamento del nuovo Italicum, che assegna il premio di maggioranza al partito vincente e non alla coalizione.

Ancora una volta Pier Luigi Bersani ha ribadito le sue critiche alla nuova legge elettorale che “apre una corsia per la destra”. Si riparte dunque, con la Commissione Affari Costituzionali del Senato, che incardinerà il ddl delle riforme, il cui esame concreto partirà dalla prossima settimana. Se il Senato non modificherà il testo del ddl, licenziato dalla Camera il 10 marzo scorso, allora si tratterà della prima lettura completa, cosa che potrebbe avvenire entro luglio.

La “doppia lettura conforme”, cioè gli ulteriori due passaggi di conferma alla Camera e al Senato, previsti dalla Costituzione (articolo 138) per le riforme costituzionali, potrebbero comodamente avvenire in autunno. A quel punto il referendum nel giugno 2016 non sarebbe un problema.

Tuttavia c’è chi vorrebbe che il Senato “limasse” il ddl in alcuni punti, come alcune competenze delle Regioni (articolo 117 della Carta) o alcune competenze del nuovo Senato, che sono state tolte dal passaggio alla Camera e che potrebbero essere ripristinate. In tal caso occorrerebbe un ulteriore passaggio alla Camera che renderebbe più stretti i tempi per svolgere il referendum nel giugno 2016.

Allora diverrebbe sì una corsa a cronometro.

(di Giovanni Innamorati/ANSA)

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