Usa e Cuba riaprono le ambasciate il 20 luglio. Obama, ora via embargo

Head of US Interests Section in Havana delivers a letter from Obama to Cuban President Castro

NEW YORK. – “Un passo storico”: Barack Obama annuncia cosi’, dopo ben 54 anni di ‘black out’, la ripresa delle relazioni diplomatiche tra Stati Uniti e Cuba, con la riapertura delle reciproche ambasciate a Washington e L’Avana. C’e’ gia’ la data: il prossimo 20 luglio. La dichiarazione del presidente americano, davanti alle telecamere piazzate nel Rose Garden della Casa Bianca, viene trasmessa in diretta anche sulle tv cubane. Ed e’ stata preceduta da uno scambio di lettere con il leader dell’isola caraibica Raul Castro.

A innalzare la bandiera a stelle e strisce nella cerimonia di apertura dell’ambasciata Usa a L’Avana ci sara’ il segretario di stato John Kerry. La via verso la completa normalizzazione dei rapporti tra i due Paesi sembra dunque ormai spianata. E una delle ultime vestigia della guerra fredda sta per essere spazzata via per sempre, senza tanti rimpianti.

Lo stop delle relazioni tra Usa e Cuba risale infatti al 1961, uno degli anni piu’ bui, quello in cui fu costruito il Muro di Berlino. Oltreoceano, invece, l’amministrazione Eisenhower decideva di rompere ogni legame col governo rivoluzionario di Fidel Castro. L’anno dopo, nel 1962, scattarono le durissime sanzioni verso Cuba, tuttora in vigore. Quell’embargo che Barack Obama vuole superare per sempre e la cui rimozione e’ per L’Avana “imprescindibile”.

“Da oggi inizia un nuovo capitolo. Ora – e’ l’appello del presidente statunitense – il Congresso deve agire su quell’embargo che non ha funzionato per oltre 50 anni”. Solo allora si potra’ dire che Cuba e’ rientrata a tutti gli effetti nell’ambito della comunita’ internazionale. Certo, i negoziati per arrivare a questo obiettivo non saranno facili. Come non sara’ facile per la Casa Bianca superare le resistenze a Capitol Hill. Ma – assicura il portavoce del presidente Obama – in Congresso c’e’ gia’ un forte sostegno per la fine delle misure restrittive nei confronti di Cuba, anche se ancora non e’ stata redatta una vera e propria tabella di marcia.

Quella ‘road map’ che Obama tornera’ a chiedere nei posimmi giorni per coronare il suo sogno di rimuovere l’embargo prima della fine della sua presidenza. E magari di recarsi in visita ufficiale sull’isola. Sarebbe un’eredita’ pesantissima, per certi versi piu’ di quella (pur non da poco) di un accordo sul nucleare con l’Iran. E per rispondere ai critici che lo accusano di trattare con un regime ancora dal carattere dittatoriale, Obama ribadisce come il tema del rispetto dei diritti umani sara’ al centro dei prossimi colloqui. Il presidente americano lo ha ribadito nella sua lettera a Raul Castro. E questi a sua volta, nella missiva indirizzata alla Casa Bianca, ha assicurato che “Cuba si ispira ai principi della Carta delle Nazioni Unite, compresa la promozione del rispetto dei diritti umani e delle liberta’ fondamentali per tutti”.

Lo storico passo della ripresa delle relazioni diplomatiche e’ stato preceduto di poche settimane da un fondamentale annuncio del Dipartimento di stato americano, quello della cancellazione di Cuba dalla ‘lista nera’ degli stati considerati sponsor del terrorismo, dopo ben 33 anni. Una decisione che era stata a sua volta preceduta da altri passi simbolici, come il recente incontro tra Barack Obama e Raul Castro a Panama.

E da altre piu’ concrete decisioni (come le agevolazioni sul fronte dei viaggi e degli scambi commerciali) che hanno finito per rafforzare la fiducia tra le due capitali. Capitali che hanno finora sfruttato al massimo lo spiraglio che fu aperto dalla ormai storica stretta di mano tra Obama e Raul Castro alle commemorazioni in Sudafrica per la morte di Nelson Mandela. Da li’ tutto e partito. La mediazione di Papa Francesco, poi, ha fatto il resto.

(di Ugo Caltagirone/ANSA)