Della Valle e Pier Silvio Berlusconi bacchettano Renzi, così non va

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ROMA. – Un commento da imprenditore, o meglio amministratore delegato di Mediaset che ha il polso della situazione. Così da Arcore, i consiglieri di Silvio Berlusconi interpretano la stoccata arrivata questa mattina al governo di Matteo Renzi da Pier Silvio Berlusconi, secondogenito del Cavaliere. Una linea, spiegano i fedelissimi del leader azzurro, concordata in famiglia alla vigilia, tra l’altro, della ripresa del cammino in Senato delle riforme costituzionali.

A palazzo Madama sarà incardinato l’iter del disegno di legge ed ovviamente l’atteggiamento che terrà una parte di Forza Italia (verdiniani in testa) potrebbe essere determinante. Certo, l’asse a sostegno di una linea di dialogo con Renzi subisce uno scossone perchè Pier Silvio, insieme a Fedele Confalonieri, ha sempre rappresentato la parte della famiglia e delle aziende più propensa a riallacciare il dialogo con il presidente del Consiglio:

“L’anno scorso dissi di tifare per la fretta del governo Renzi – ricorda l’amministratore di Mediaset – ora sembra che le tanto annunciate riforme economiche abbiano accusato un forte rallentamento”. Il figlio del Cavaliere però non chiude del tutto la porta all’esecutivo: “Da italiano e imprenditore tifo per il mio Paese: credo e spero che il governo trovi al più presto la strada delle riforme”.

La bacchetta del vicepresidente di Mesiaset però non sembra preoccupare i renziani. L’ordine di scuderia ufficiale è quello di non replicare alle critiche ma, a sentire alcuni di loro, la presa di posizione del figlio di Berlusconi può avere come effetto immediato quello di ricompattare il Pd, in particolare a palazzo Madama, dove la minoranza Dem può influire in termini numerici sulle riforme.

Discorso diverso invece per l’affondo di Diego Della Valle. Il patron di Tod’s, che a settembre lancerà il progetto “Noi Italiani”, suona il time out per l’esecutivo: “Mi dispiace ammetterlo – accusa – ma credo che questa sia un’esperienza governativa arrivata un po’ alla fine”.

L’imprenditore chiama in causa anche il Capo dello Stato: “credo – osserva – che il Presidente della Repubblica debba prendere atto che c’e’ un governo non votato dal popolo e in assoluto affanno, ma non si può andare a votare ora”. Un affondo a cui replica il vice presidente dell’assemblea Pd, il renziano Matteo Ricci: “A Diego Della Valle vorrei dire che l’esperienza finita e’ quella dei suoi amici, i ‘salvatori tecnici’ di cui l’Italia non ha bisogno. Abbiamo bisogno di una politica coraggiosa, non di piccoli partitini dello ‘zero virgola’ né di ‘salvatori tecnici”.

(di Yasmin Inangiray/ANSA)