Berlino sotto shock, anche le colombe diventano falchi

Pubblicato il 06 luglio 2015 da redazione

Greece Bailout

BERLINO. – Uno schiaffo ad Angela Merkel, con la Bild che parla della “prima vera sconfitta della cancelliera”, e uno shock nazionale. Il ‘no’ del referendum greco, comunque una “vittoria di Pirro” dalla prospettiva di chi non deve rincorrere il tempo, ha davvero spiazzato la Germania, dove anche i fautori di posizioni più morbide sono tentati dalle soluzioni dei cosiddetti falchi alla crisi ateniese in queste ore. E cioè un ricorso, quanto meno, a una valuta parallela, a sentire i più rigidi.

Non sussistono al momento i presupposti per trattare, è la risposta netta data da Berlino, dove si ripete che le condizioni del negoziato sono divenute molto più difficili di quanto fossero una settimana fa: ed è inutile illudersi che la faccenda possa risolversi sedendosi a un tavolo nel giro di 48 ore. Merkel, almeno pubblicamente, è di nuovo allineata col ministro delle Finanze Wolfgang Schaeuble, baluardo dei rigoristi di Cdu e Csu.

E a Parigi, al fianco di Hollande, ribadisce che la porta resta aperta ma a patto ci sia un cambio di rotta da parte di Tsipras, ovvero proposte serie e credibili. Salta agli occhi anche che fra la voce della leader dei conservatori e quella del capo dei socialdemocratici si sia persa ogni nuance in grado di segnare una differenza.

Sigmar Gabriel è stato anzi molto più duro della cancelliera: “Tsipras ha distrutto l’ultimo ponte verso un compromesso tra Europa e la Grecia”, era sbottato ieri a caldo davanti ai primi risultati, e oggi, invitato a chiarire, lo ha confermato: “È così, e costruire un ponte nuovo sarà molto più complicato”. L’Ue si prepari agli aiuti umanitari, l’appello. Non tutti però nel suo partito sono con il vicecancelliere: il numero due del gruppo parlamentare ha preso esplicitamente le distanze, criticando la reazione dura del governo tedesco e invitando a riprendere immediatamente le trattative con l’esecutivo ellenico.

Anche il sindacato DGB si è espresso contro la Grexit, ma a Berlino sembra chiaro che il gioco adesso è nelle mani di chi esprime una linea dura. I tentativi di mediazione, è il parere generale, sono naufragati. “La Grecia fallita resta fallita e vuole essere fallita”, ha scritto Bild. “I greci possono decidere il loro destino, ma non dare indicazioni agli altri popoli europei”, secondo la Sueddeutsche Zeitung.

Profilo basso, in queste ore delicatissime, per il ministro Schaeuble, che ha affermato da Varsavia di attendere le proposte di Atene, rispondendo con un tono di voce quasi a lutto a chi gli ha fatto presente come il voto fosse stato indirizzato anche contro la sua persona: “Io sono nel governo e nel parlamento tedesco perché sono stato eletto da elettori tedeschi”. Il suo portavoce ha ribadito in mattinata che “un taglio del debito non è un tema”.

Nella capitale tedesca si ribadisce anche che non sarà possibile mettere da parte, per agevolare il caso greco, il metodo che l’eurozona si è dato per lavorare assieme e restare unita. Varoufakis si è sempre posto, fino alla fine, come se le posizioni espresse da 18 stati membri e i paletti segnalati dalle regole che si è data la comunità dell’euro con i programmi di salvataggio non fossero un ostacolo, spiega una fonte.

L’ormai ex ministro greco manifestava un rifiuto netto di questa logica nella contrattazione, è il ragionamento, e questo non ha giovato al negoziato. Chi si appresta a sostituirlo “non troverà facilmente una soluzione”, nelle parole di Schaeuble.

(di Rosanna Pugliese/ANSA)

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