Ipotesi Grexit, quanto è difficile tornare alla dracma

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ROMA. – Si fa presto a dire Grexit. Infatti qualsiasi analisi su una eventuale uscita della Grecia dall’euro deve tener conto di questioni anche più pratiche, come la creazione di una nuova valuta greca da immettere sui mercati finanziari. Un’operazione, a detta degli esperti, non meno difficile e complicata delle estenuanti trattative che da mesi sono in corso tra Atene e creditori.

Gli analisti di mercato spiegano al Financial Times che per passare ad una nuova Dracma occorre superare una serie di ostacoli. In primis l’Organizzazione internazionale per la normazione (International Organization for Standardization, Iso) dovrà dare alla nuova valuta greca un codice che possa essere identificato dai computer per elaborare pagamenti e operazioni su titoli e derivati. Il codice di tre caratteri potrebbe essere GRN (Grecia nuovo) per distinguerlo dal precedente GRD (Grecia Dracma).

In teoria la programmazione di un nuovo codice potrebbe essere realizzata in meno di 24 ore ma nella realtà per adeguare tutti gli strumenti utilizzati nelle operazioni valutarie occorre molto più tempo. Poi sarà necessario risolvere legalmente tutte le questioni legate a contratti finanziari sottoscritti in euro. E si tratterà di un lavoro lento, lungo e meticoloso.

Inoltre la nuova valuta greca durante i suoi primi anni di vita sarà probabilmente esclusa da un sistema di regolamento centralizzato come ad esempio il Cls (Continuous Linked Settlement), attivo nel mercato valutario con l’obiettivo di eliminare il cosiddetto ‘settlement risk’ nelle transazioni.

Quindi il trading di una nuova Dracma fra le parti dovrà essere regolamentato tra le parti stesse, aumentando l’esposizione al credit risk nel caso di un default.

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