Bruxelles si prepara ad aiuti umanitari alla Grecia

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BRUXELLES. – Mentre la Commissione Ue si prepara ad un possibile invio di aiuti umanitari alla Grecia, chiude il rubinetto del pagamento di alcuni finanziamenti, nel timore che col controllo dei capitali e le banche in dissesto, i beneficiari non ne arriveranno a godere mai. Gli effetti del precipitare della crisi greca irrompono nei palazzi delle istituzioni europee, accrescendo lo sconcerto per il destino di Atene. L’invio di aiuti umanitari al popolo greco è un’ipotesi che si avvicina.

“La Commissione Ue sta guardando a tutti gli scenari possibili in stretta consultazione con gli Stati membri dell’Eurozona e le altre istituzioni europee”, spiegano fonti Ue. Tuttavia – viene fatto rilevare – è “prematuro in questo momento speculare sul risultato delle consultazioni”.

Altre fonti Ue indicano che la richiesta di aiuti da inviare al Paese ellenico è arrivata da più parti “ma per il momento” la penisola ellenica “non ne ha fatto richiesta”. Nelle ultime ore il vice cancelliere tedesco Sigmar Gabriel ha avvertito: “Tutti i Paesi europei siano pronti a dare aiuti umanitari”. E sulla stessa linea di pensiero il presidente del Parlamento europeo Martin Schulz ha parlato di una “necessità immediata per un programma umanitario”, al fine di portare sollievo a pensionati e bambini.

D’altra parte la Commissione, come anticipato dal Foglio si avvia allo stop ad alcuni pagamenti nel settore di ricerca, tecnologie, telecomunicazioni, dell’ingegneria e della chimica, perché “a causa del rischio di bancarotta degli istituti di credito, non c’è la certezza che i beneficiari siano davvero in grado di ottenere il denaro trasferito”.

In questi ultimi giorni è circolata un’e-mail interna ai servizi dell’esecutivo comunitario. Si tratta di una procedura standard. “Non ci possiamo permettere di inviare” soldi dei contribuenti “che alla fine verrebbero probabilmente persi”. E col dissesto economico del Paese non è affatto da escludere – sulla base della condizionalità macroeconomica (una regola introdotta con la riforma delle politiche di coesione) che anche l’erogazione dei 35 miliardi di fondi strutturali del periodo 2014-2020, previsti per colmare il divario dello sviluppo nelle regioni europee, possa subire una battuta d’arresto.

(di Patrizia Antonini/ANSA)

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