Oscar Bartoli, un italiano a Washington

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NEW YORK – Pubblichiamo, per considerarla d’interesse per i nostri Lettori, l’intervista del collega Antonio Peragine (direttore del Corriere di Puglia e Lucania) ad Oscar Bartoli, già direttore della sede IRI negli States ai tempi di Prodi, giornalista e scrittore.

Dialogo a distanza su Skype per una doverosa intervista con Oscar Bartoli, avvocato, giornalista, ex direttore IRI USA, autore di manuali universitari e gialli, ex responsabile rapporti con i media dell’IRI ai tempi di Romano Prodi.

– Oscar: come stai?
– Bene, ma sono in partenza per Williamsburg dove passerò il 4 luglio, festa dell’Indipendenza. Appena rientrato a Washington riparto per Bangalore, India e da lì poi vado in Italia..

– Perché in India?
– A Bangalore lavora da tre anni mio figlio Marco che ha messo su una branch di una sua società specializzata nel settore High Tech. Se a qualcuno interessa può andare a vedere il sito www.giluxe.com. Grande qualità e prezzi molto competitivi. Ecco fatto il mio consiglio per gli acquisti.

– E dopo l’India?
– Me ne vado a metà agosto in Italia a presentare i miei libri, a parlare nei vari Rotary Club dell’America. Trascorrerò un po’ di giorni a Baia Sardinia che considero un paradiso terrestre…”

– Perché ti sei stabilito in America, non ti manca l’Italia?
– Alla fine del 1994 mi hanno offerto di venire negli Stati Uniti a dirigere IRI USA. Credevano di farmi un dispetto, allontanandomi dalla sede centrale IRI di via Veneto, dopo che Prodi aveva di nuovo dato le dimissioni dalla presidenza IRI. Ed invece mi hanno fatto un regalo. Dopo la privatizzazione dell’IRI, sono rimasto qui in America, ho riscoperto il mio vecchio mestiere di giornalista, ho fondato un blog che ormai naviga sui centomila contatti… Quanto all’Italia non mi manca di certo perché ci vengo almeno tre volte all’anno per lunghi periodi, sia per presentare i miei libri, sia per fare lezione allo IULM di Milano.”

– Come si vede l’Italia da 7500 KM di distanza?
– L’Italia resta un paese affascinante. Gli americani si inventano assurdi nomi quasi italiani per i loro ristoranti e pizzerie, adorano ormai l’espresso anche se lo chiedono ‘double shot’, ovvero ne vogliono due nella stessa tazza, perché sono abituati ai loro biberoni stile Starbucks. Vanno pazzi per la moda italiana, per le auto sportive, e per quel certo modo di vivere che resta la qualità esistenziale se confrontata alla quotidianità americana.

– Spiegati meglio…
– Negli States puoi essere impaccato di soldi, ma anche se puoi comprare tutto al confronto con chi vive in Italia gli manca quel ‘qualcosa’ che è il modo di gustare la vita degli italiani. Nonostante i morsi della crisi che per fortuna sembra si stia allontanando…

– Cosa consigli ai tuoi studenti?
– Consiglio di non accontentarsi dello stare sotto il campanile, con la mamma che lava mutande e stira camicie, con il borsellino della nonna da cui beccare gli euro per andare in discoteca. Dopo la mezzanotte ovviamente…

– Un po’ polemico con un certo tipo di gioventù..
– No, sono realista. I giovani che vengono qui dall’Italia sono tutti motivati al massimo, vogliono affermarsi ad ogni costo, non vogliono tornare in Italia e quasi tutti hanno successo. La cosiddetta fuga dei cervelli è determinata dal fatto che in un Villaggio Globale bisogna gettare il cuore al di là dell’ostacolo. Se vuoi, mio figlio Marco ‘indiano’ è uno dei tanti esempi…

– Quanto all’altro tuo figlio Max?
– Max si è laureato con il massimo dei voti alla LUISS di Roma. Ma ha snobbato le Pandette per dedicarsi alla sua passione: il cinema. Ha girato documentari pubblicitari, corti che hanno vinto decine di premi internazionali, lungometraggi. Oggi è consulente della Banca Mondiale ma sta completando un corto dal titolo ‘The Secret of Joy’. Una favola in costume che sarà presentata a Hollywood nel prossimo agosto e poi regalata ad un ospedale di Los Angeles specializzato nella lotta contro il cancro pediatrico. Perché vedi: la vita è fatta non solo di egoismi ma anche di voglia di essere utili al nostro prossimo. A cominciare dai bambini malati. Chi vuole avere dettagli su questa iniziativa può andare sul sito www.thesecretofjoy.org e magari fare una donazione alla fondazione per la cura del cancro che colpisce i bambini. Adesso ti lascio, perché devo andare e sono in ritardo. Rivediamoci e sentiamoci via Skype dall’India… Che meraviglia queste nuove tecnologie che avvicinano i continenti… Salutoni a te ed ai tuoi cari Lettori !”

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– Ti ho chiesto una foto e me ne mandi una mentre suoni la chitarra…
“Da giovane, cento anni fa, suonavo con la mia band nei locali, night club, radio e TV e la ‘malattia’ ti rimane addosso..accontentati di questa foto..

(Antonio Peragine
direttore@corrierepl.it)